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Atalanta Real: perché la sconfitta dei nerazzurri è una prova di maturità superata – ANALISI TATTICA

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Non è stato un Atalanta Real Madrid granché spettacolare e divertente ma la prestazione solida e determinata dei nerazzurri lascia comunque tracce positive in vista della sfida di ritorno

Atalanta-Real Madrid è stato un match molto diverso da quello che tutti ci aspettavamo. L’espulsione dopo neanche 20′ di Freuler ha ovviamente stravolto la partita, con i padroni di casa costretti a fare la cosa che amano di meno: ossia, difendersi ad oltranza per tutto il resto dell’incontro. Alla luce delle molte assenze del Real Madrid, Gasperini sperava probabilmente in una gara diversa.

All’inizio, i blancos avevano le idee chiare su come manomettere le marcature a uomo della Dea. Giro palla veloce e fluido con continue rotazioni e smarcamenti: mandare fuori posizione i difensori atalantini e attaccare lo spazio alle loro spalle.

Se le idee erano giuste, va detto che inizio gara il prolungato possesso del Madrid era spesso sterile. Mancava la presenza di una prima punta brava a giocare spalle alla porta. Isco ha infatti sofferto a lungo la fisicità di un Romero che ha offerto l’ennesima prova strepitosa.

Non è un caso che la contestata espulsione di Freuler sia avvenuta nella prima vera azione in cui il Madrid è riuscito ad arrivare in porta grazie a un ottimo palleggio: i blancos hanno mandato Toloi e Djimsiti fuori posizione, con Mendy che si è sovrapposto molto bene per vie interne (un qualcosa che fa spesso). Freuler, in ritardo, è stato costretto così al fallo.

Paradossalmente, l’espulsione ha forse limitato la pericolosità dei merengues, facendo emergere uno dei grossi limiti attuali della squadra di Zidane. Il Real Madrid, e ciò si vede anche in Liga, fatica a segnare contro difese basse, soprattutto quando manca Benzema. In parità numerica, l’Atalanta si sarebbe ovviamente scoperta di più e avrebbe concesso spazi e profondità: con l’uomo in meno, si è invece barricata dietro, con il Real Madrid che non è riuscito a trovare varchi.

Nel complesso, l’aspetto incoraggiante per Gasperini è che la propria squadra ha retto anche nel contesto in teoria più difficile per le sue caratteristiche. Con l’uomo in meno e costretta a difendersi di posizione, un qualcosa in antitesi con la filosofia di gioco dell’Atalanta, che esaspera i duelli individuali e attacca con tanto campo alle spalle.

Maehle e Gosens hanno fatto un grande lavoro sugli esterni, con il Real Madrid che infatti ha faticato più del solito a crossare in modo pulito (soltanto 11 cross nel secondo tempo, di solito i blancos buttano molti palloni in mezzo in queste situazioni). Anche Toloi e Romero hanno spiccato al centro della difesa, aiutati dall’assenza di una vera prima punta di peso tra le fila del Real Madrid: nessuno attaccava la profondità, con poca presenza offensiva in avanti.

Purtroppo per Gasperini, l’infortunio di Zapata ha privato l’Atalanta di un riferimento determinante in avanti. Senza il colombiano e complice il pessimo ingresso di Ilicic, la Dea non è riuscita mai a risalire ed è stata costretta a un baricentro costantemente basso.

Pur con il rammarico per il gol subito a pochi minuti dalla fine, perlomeno il discorso qualificazione rimane aperto: a Madrid ci sarà ancora una gara da giocare. Merito dell’ordine e della generosità con cui l’Atalanta si è difesa per 70′, stringendo i denti e reagendo a un episodio che avrebbe potuto stroncare chiunque. A modo suo, è stata comunque una partita che certifica la forza mentale che questa squadra ha raggiunto con Gasperini.

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