Napoli, le lacrime di Insigne per esaltare l’uomo: un dolore da cui trarre forza

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Insigne
© foto www.imagephotoagency.it

Le lacrime di Lorenzo Insigne a fine partita: una delle immagini più toccanti della finale di Supercoppa tra Napoli e Juventus

Questa volta non ci sarà bisogno di scomodare Francesco De Gregori e la sua “Leva calcistica del ’68”. No, perché Lorenzo Insigne ha sempre avuto il coraggio di calciare un calcio di rigore ed è stato naturale vederlo andare sul dischetto anche nella finale di Supercoppa tra Napoli Juventus. Che poi il risultato non sia stato dei migliori, con il pallone che è finito mogio mogio oltre il palo, fa entrare di diritto quell’errore nel novero dei momenti romantici del calcio. Insigne alza le braccia e mette le mani tra i capelli, sapendo che quel rigore fallito costerà la coppa alla sua squadra. Ed è un attimo, poi, che al triplice fischio dell’arbitro Valeri le telecamere corrano a inquadrare il talento partenopeo. Occhi lucidi, singhiozzi e lacrime agli occhi. Le lacrime di un ragazzo che mostra a tutti che, prima di essere capitano e bandiera di questo Napoli. è innanzitutto un uomo. Un uomo che soffre per quei colori che difende, che darebbe tutto ciò che ha per vedere la sua squadra trionfare.

RIPARTIRE SUBITO – Questa volta, però, Lorenzo non ci è riuscito. Sentiva forse un po’ troppo il peso di quel rigore che avrebbe regalato il pareggio contro i rivali di sempre e dato la possibilità al suo Napoli di continuare a sognare la coppa. E invece il trofeo lo hanno alzato “gli altri”, quelli che a Napoli ti insegnano a odiare, sportivamente è chiaro, sin da bambino. Ma Insigne, nonostante la vittoria della Juventus, riesce comunque a fare uno sgarbo ai rivali. Di questa finale, infatti, non ci si ricorderà tanto dei gol di Cristiano Ronaldo Morata o di Chiellini che esulta; ma dell’immagine di Lorenzo, uomo vero che piange e soffre per la sua squadra. Ora, però, il numero 24 del Napoli deve fare il Capitano, con la “C”, maiuscola; non abbandonare la sua nave, riallacciare le scarpe ben strette, rialzarsi e tornare a volare sulla fascia.