Pjanic, è l’anno della verità. Deve incidere e cambiare la Roma

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Non solo il bosniaco: altre indicazioni per Garcia dall’1-4 contro il Toronto

Toronto-Roma 1-4, calcio d’estate che va preso con le molle ma che lancia segnali piuttosto attendibili su fame e determinazione di Miralem Pjanic. Quelle caratteristiche spesso mancate che – unite a talento, classe e visione di gioco, le peculiarità del centrocampista bosniaco – vanno a comporre un centrocampista potenzialmente impressionante.

LA SVOLTA DI PJANIC – E’ l’ora di togliere quel potenzialmente ed incidere a tutti gli effetti come auspicato da una piazza che ha sempre riposto in lui le speranze di aver trovato un campione in grado di fare la differenza. Detto delle sue principali caratteristiche individuali: Pjanic è un intermedio di centrocampo – non un regista puro né un trequartista – dalla classe innata, che abbina visione di gioco eccellente a conclusione dalla distanza ed abilità a muoversi negli ultimi metri di campo. Manca velocità nella fase di non possesso – ma in tal senso è difficile compensare – mentre è assolutamente migliorabile l’aspetto inerente alla determinazione: all’ex centrocampista del Lione è mancata spesso quella grinta da vincente, da leader. Quella ad esempio mostrata in occasione della seconda rete personale al Toronto: pressing a tutto campo, recupero palla e freddezza sotto porta, dopo la splendida punizione dell’1-3. E Pjanic è chiamato proprio al salto di qualità in tal senso: dopo due anni in chiaroscuro – anche a titolo personale – è il momento della svolta. Ora o mai più. Almeno con la maglia della Roma.

LA COLLOCAZIONE TATTICA NELLA ROMA DI GARCIA – Con l’impronta base che – almeno nelle intenzioni iniziali del tecnico francese – dovrebbe ricalcare il fidato 4-3-3, Miralem Pjanic ha l’opportunità di giocare nel ruolo che gli è più congeniale: l’intermedio di centrocampo, al fianco di Strootman e De Rossi. Ancora da sciogliere le riserve su chi tra gli ultimi due svolgerà il ruolo di regista classico: si attende il ritorno in campo di De Rossi – per lui ritiro estivo posticipato a causa della Confederations Cup – per comprendere al meglio le idee in tal senso di Rudi Garcia e verificare l’adattabilità degli interpreti nello scacchiere tattico del tecnico francese. Ad ogni modo, con un innesto di peso quale indubbiamente è Kevin Strootman, il bosniaco può sentirsi ancor più libero di elargire la sua classe ed incidere in maniera continuativa nell’economia giallorossa.

ALTRI SEGNALI POSITIVI EMERSI DALL’ULTIMA AMICHEVOLE – Va premesso, come spesso accade nelle dinamiche del calcio estivo, che l’avversario non è certo risultato di spessore proibitivo: la Roma ha rifilato quattro reti al Toronto – dopo essersi trovata in svantaggio per una sfortunata autorete di Burdisso – ed il passivo sarebbe potuto risultare ancora maggiore. Due gli elementi positivi da segnalare su tutti gli altri: la buona vena di Maicon e le alternative a centrocampo. Il brasiliano (che azione in occasione dell’assist a Florenzi sul gol dell’1-1) sembra già in condizione atletica favorevole ed è determinato a ribaltare le considerazioni negative che gli addetti ai lavori non gli hanno risparmiato nelle ultime due stagioni: e dunque tentare l’assalto alla convocazione per il prossimo Mondiale che si disputerà proprio nella sua terra nativa. Le risorse in mediana: con De Rossi, Strootman e Pjanic titolari la Roma può contare anche su interpreti quali Florenzi e Bradley. Il primo garantisce quell’apporto dinamico che pochi possono assicurare, l’americano è pedina affidabile in termini di corsa e sacrificio. Tanto lavoro per Garcia: passa proprio dalla terza scommessa del corso statunitense le ambizioni di rilancio della Roma.