Premier League: si riparte, senza Sir Alex

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Il primo campionato del dopo-Ferguson ai nastri di partenza, con tante pretendenti per il titolo

I NUMERI DEL DOPO SIR ALEX – Venti squadre, in rappresentanza di tredici città e due Paesi diversi, ai nastri di partenza dell’edizione numero numero 115 del massimo campionato inglese, che da ventuno anni ha assunto la denominazione di Premier League. Il campionato più antico, affascinante e per larghi tratti più bello del mondo sul piano del gioco e dell’atmosfera che si vive, nel corso delle trentotto giornate di campionato su tutti i campi, che siano i più prestigiosi o anche i più raffazzonati, che toccano tutti i punti dell’Inghilterra. Un campionato in cui più di una squadra cercherà di strappare al Manchester United il titolo conquistato nella passata stagione, in un’annata particolare in quanto sarà la prima dopo il ritiro dalle scene di chi, questo titolo, se lo è goduto come se fosse il primo: Sir Alex Ferguson ha deciso di dire basta, dopo aver fatto man bassa di decine di trofei in una carriera ultra-ventennale, lasciando il posto a David Moyes, autore di una grande storia, fatta più d’amore che di trofei, sulla panchina dell’Everton.

LA CARICA DEI LATINI – E proprio a proposito della formazione di Goodison Park, il posto lasciato vacante da David Moyes è stato aggiudicato a Roberto Martinez, che nella passata stagione ha trascinato il Wigan alla storica conquista della coppa nazionale, nonostante la retrocessione in Championship. E proprio l’ex tecnico dei Latics è uno dei cinque manager di origini latine, che quest’anno competeranno in Premier League. Tre di loro dovrebbero lottare per il titolo, trattandosi dei portoghesi Josè Mourinho e Andrè Villas Boas, oltre che di un “rookie” come Manuel Pellegrini: lo Special One si è assunto la responsabilità di riportare il Chelsea sul trono d’Inghilterra, cinque anni dopo averlo lasciato in piena rotta di collisione con il patron Abramovich; il secondo, che di Mourinho è sempre stato considerato l’erede ideale (ma che a Stamford Bridge ha fatto più danni che altro), proverà a guidare verso l’Eldorado un Tottenham, che da un momento all’altro potrebbe fare a meno di Gareth Bale, destinato ad andare al Real Madrid; il cileno, dopo aver fatto cose egregie con un Malaga in fin di vita sul piano finanziario, è stato incaricato di dare gioco e disciplina al Manchester City, dopo il triennio in agrodolce con Roberto Mancini. Chiude il quintetto dei ‘latini’ Mauricio Pochettino, che dopo la salvezza ottenuta l’anno scorso vorrebbe conquistare traguardi ben più alti alla guida dell’ambizioso Southampton.

POCA ITALIA, MA BUONA – Quello italiano è uno dei movimenti meno rappresentati, limitatamente a quelli più prestigiosi, nell’ambito della Premier League. Un solo allenatore, ovvero quel Paolo Di Canio che sta provando a dare lustro e grinta al Sunderland. E proprio i Black Cats hanno arricchito la propria rosa con una delle sorprese della scorsa Confederations Cup, Emanuele Giaccherini, strappato alla Juventus e a quell’Antonio Conte che tanto lo stima. Un altro esponente del calcio italiano presente nel campionato inglese è Fabio Borini, protagonista di un buon Europeo Under 21 e speranzoso di trovare spazio in un Liverpool in cerca di rinascita, mentre chi cerca di ripetere una buona annata, come quella scorsa, è Davide Santon, divenuto un punto sempre più fermo nello scacchiere tattico del Newcastle guidato da Alan Pardew. E a proposito di chi, come Giaccherini, ha lasciato l’Italia durante l’estate per tentare l’avventura in Premier League, spicca senza dubbio il nome di Stevan Jovetic, uno che di italiano ha davvero ben poco ma che alla Serie A ha fatto benissimo, tanto da indurre il Manchester City a sborsare una cifra importante per prenderlo.

LONDON CALLING – Come accade ormai da diversi anni, è Londra la città più rappresentata nel massimo campionato inglese, visto che sono ben sei le squadre della Capitale che quest’anno parteciperanno alla Premier League. Già detto di Chelsea e Tottenham, tirate in ballo a causa della connazionalità dei loro manager, un’altra londinese che proverà a dire la sua per la conquista del titolo è l’Arsenal, il cui allenatore Arsene Wenger è diventato, dopo l’addio di Ferguson, il mister più longevo tra i venti che si presenteranno ai nastri di partenza del nuovo campionato: il prossimo 1° ottobre, il francese celebrerà i suoi primi 17 anni da capo allenatore dei Gunners, e dopo qualche annata di vacche magre spera di tornare ad alzare qualche trofeo. Poi c’è un Fulham in cerca di riscossa, ma che da troppi anni vive all’ombra delle tre più blasonate formazioni capitoline, mentre provano a risalire alla ribalta due compagini pronte a dire la loro, nella lotta per la salvezza e magari per qualcosa di più: parliamo del West Ham, intenzionato a rinascere dopo la scorsa stagione di assestamento, e del neopromosso Crystal Palace, che dopo l’ultima finale-promozione al cardiopalmo contro il Watford di Zola proverà a dire la sua al suo ritorno in Premier dopo otto anni.