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Sassuolo, Locatelli si racconta: «Ho il calcio in testa da quando avevo tre anni»

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Manuel Locatelli

Manuel Locatelli si è raccontato in una lunga intervista a Nero&Verde

Manuel Locatelli, centrocampista del Sassuolo e della Nazionale italiana, ha rilasciato una lunga intervista a Nero&Verde dove si è raccontato a 360°.

CALCIO E FBI – «Ho avuto il calcio in testa da quando avevo tre anni che ho cominciato a capire cosa fosse il calcio però non nego che l’investigatore privato è sempre stato un lavoro a cui mi ispiravo, che mi piaceva tantissimo. Mi piaceva vedere le serie tv, film sugli investigatori, agenti FBI. Ero talmente fissato che mi ero fatto un marsupio con una scheda con scritto “Agente FBI Manuel Locatelli”. I miei familiari mi prendono ancora in giro perché ho tenuto ancora quel marsupio. È un mondo che mi piace. Poi fortunatamente ho avuto la possibilità di giocare a calcio. Guardavo la signora in giallo, la signora Fletcher, e c’era Amos che mi ispirava tanto».

PRIMO ALLENAMENTO MILAN – «Un momento emozionante, mi chiamò Allegri. C’erano Kakà, Robinho, De Jong, è stata una cosa emozionante che mi terrò per tutta la vita. Montolivo mi disse di marcare Kakà. Matri mi fece i complimenti alla fine. Quando sono entrato in campo, mi sono guardato in giro e mi sono detto “ma cosa devo fare io qui?”. Mi ricordo che in partitina mi chiama Montolivo e mi disse di marcare Kakà e lì ho detto “aspetta un attimo, ma dove sono?”. Poi mi sono allenato cercando di non pensare ed è andato tutto bene».

GOL ALLA JUVENTUS – «Il momento del gol penso sia stato ancora più forte del primo gol. Era Milan-Juve, quelle partite bellissime da giocare, ti ricordi la singola partita. Io ho fatto quel gol, vincemmo 1-0. Non avevo preparato niente, esultai andando in scivolata con il pubblico in estasi, sembrava un film perfetto». 

IL VIAGGIO MILANO-SASSUOLO – «Arrivare qui, da Milano, che penso sia la città più bella d’Italia, qui invece ci sono molte aziende, non è stato facile. La mia fidanzata ha la capacità di farmi pensare ad altro, più della tensione di arrivare qui abbiamo parlato di altro. Il primo impatto non è stato positivo. Eravamo al Ricci. Il centro non era il top come quello di adesso, e questo mi ha aiutato perché al Milan avevo sempre tutto e subito, ho sempre visto tutto facile sin dalla tenera età. Il centro non era al top ma la cosa bella che ti rimane sono le persone che ci lavorano perché anche se il centro non era il massimo della disponibilità, della capienza, di tutto, le persone ti entrano nel cuore».

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