Un calcio al passato: Berlino, 9 Luglio 2006

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Esattamente cinque anni fa, mentre il calcio italiano era travolto dallo scandalo più grave che abbia mai conosciuto, la Nazionale di Lippi compiva un’impresa che nessuno, all’inizio del torneo, avrebbe mai immaginato potesse portare a termine: vincere il suo quarto mondiale.

Dopo l’avvincente semifinale di Dortmund con la Germania, tutto pareva possibile, anche perchè del tutto inattese furono le due finaliste: l’Italia e la Francia, allenata dal discusso Domenech, ma guidata in campo da Zidane, criticabile per certi suoi comportamenti, ma di classe indubbia, tanto da dare smacco ai vari Kakà  e Ronaldinho nel quarto di finale col Brasile.

Si giocò all’Olympiastadion di Berlino, dove 70 anni prima la Nazionale azzurra, guidata dal grande Vittorio Pozzo, vinse l’unico oro olimpico della sua storia. Fu una partita combattuta e tesa, magari non tecnicamente sempre pregevole, ma capace di mantenere incollati agli schermi o alle radioline milioni di Italiani. Parte meglio la Francia, che al 7′ ha subito l’occasione di mettere a suo favore l’incontro, grazie ad un rigore concesso dall’arbitro Helizondo per fallo di Materazzi, penalty che Zidane trasforma, anche se la palla, finita sulla traversa, entra di poco nella porta di Buffon. Gli azzurri reagiscono con carattere e dopo soli dodici minuti pareggiano con un colpo di testa di Materazzi che si fa perdonare per il fallo precedente. Nei minuti seguenti e per tutto il resto della gara, sono i Transalpini a tenere l’iniziativa, con l’Italia che però tiene bene il campo ed è concentrata. Tra le azioni più rilevanti, un colpo di testa di Zidane, non nuovo a gesti tecnici simili (basti pensare alla finale mondiale del ’98), deviato mirabilmente oltre la traversa da Buffon.

I 90 minuti terminano però 1-1 e si deve ricorrere ai supplementari, in cui il fatto più rilevante è l’ormai celebre testata di Zidane a Matrix (Cosa gli ha detto non lo sapremo forse mai con certezza), che costa al francese l’espulsione (tali comportamenti impediscono forse di paragonarlo a Platini) e permette ai ragazzi di Lippi di giocare con un uomo in più, che non è poco visti itanti minuti sulle gambe. La Nazionale non riesce però a sbloccare il risultato e si deve andare ai rigori. Si teme un epilogo analogo a USA ’94, prima finale mondiale decisa dagli 11 metri e invece le cose vanno diversamente: dal dischetto segnano Pirlo, Materazzi, De Rossi (a sorpresa indicato dal c.t. nella cinquina di tiratori), Del Piero e Grosso, la cui esultanza resterà  nella memoria quasi quanto l’urlo di Tardelli. Per i galletti fallisce Trezeguet, già  fallace nelle finale di Champions League del 2003.

Per l’Italia fu grande festa e tale successo riconciliò il calcio coi suoi tifosi nell’anno dello scandalo. Vittoria inaspettata e condita da un pizzico di fortuna (si pensi al rigore contro l’Australia e alla testata di Zidane), ma legittimo, propiziato da una forma mentale eccezionale, da una compattezza che forse Calciopoli aveva contribuito ad alimentare e da alcune prove individuali notevoli, soprattutto in difesa e centrocampo: su tutti Buffon e le rivelazioni Materazzi e Grosso, senza nulla togliere agli altri e a Lippi, che non riuscirà  a ripetersi quattro anni più tardi.