Juventus, parla la leggenda Gianluigi Buffon: l’analisi dell’ex capitano bianconero tra presente e prospettive future
Icona indelebile della storia juventina e del calcio mondiale, Gianluigi Buffon, ex leggendario portiere e storico capitano della Juventus, è intervenuto in un’intervista esclusiva rilasciata ai microfoni de La Gazzetta dello Sport per analizzare da vicino il momento vissuto dalla formazione torinese. L’ex numero uno azzurro si è espresso senza filtri sul percorso della squadra, offrendo la propria autorevole lettura sulle ambizioni di classifica e sulla crescita del gruppo.
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PAROLE – «Le parole di Bremer da capitano dopo la sconfitta contro la Lazio? L’ho fatto anch’io e sempre d’istinto. Non ho mai programmato una frase: ho pensato sul momento che fosse giusto parlare. Sapevo di dover essere io a dire certe cose. Capisco lo sfogo di Bremer. Quando si parla, però, devi sempre essere nella posizione di quello che dà di più e si può permettere certe stoccate, devi metterti in discussione per primo. Anch’io a volte avevo bisogno di essere preso in braccio».
SPALLETTI – «Questa non sarà la più forte delle Juve, ma qualcuno sa che se togli Yildiz, Locatelli, Thuram, Ekhator, Milik, Grabara è come togliere Cannavaro, Buffon, Totti, Nesta e Pirlo all’Italia? Devi ricostruire e invece ti manca tutto. Spalletti non cerca mai alibi, ma ha anche giocato 3 giorni dopo Vigo e dopo un lungo viaggio con arrivo alle 5 di notte a Torino. La Lazio correva al doppio della velocità. Bremer è forse il giocatore atleticamente più impressionante del campionato e ha preso un bel po’ di metri da Dele-Bashiru. Sulla preparazione atletica con Gattuso non si scherza, spacca il capello»
SCELTA GATTUSO CT ITALIA – «Suggerito, non scelto: non ero il presidente e non credo lo sarò mai. Suggerito in maniera calda perché sapevo che avrebbe creato, col pochissimo tempo a disposizione, un rapporto con la squadra, dato empatia, senso di appartenenza e, al di là di tutti i pregiudizi e le etichette con cui combatte da sempre, sarebbe stato un ct competente. Era in panchina da dodici anni con esperienze e soprattutto il carisma perfetto per risollevare la Nazionale da quella situazione di crisi d’identità»
LAZIO – «La Lazio è una squadra rinvigorita. Si vede che dal suo arrivo è successo qualcosa, lui e il suo staff hanno trovato le parole giuste, la chiave. La Lazio ora ci crede: al di là di vincere o perdere sa che è una squadra, che ha coraggio, agonismo, idee, collaborazione. E si diverte. Merita complimenti, non crede? Ad agosto la Lazio era tra nono e undicesimo posto: Milan, Inter, Juve, Roma, Como, Fiorentina, Napoli e Atalanta partono davanti. Se arriva tra le prime sette è un gran risultato, tra le prime sei grandissimo, in Champions sarebbe qualcosa di assoluto»
GATTUSO COME LIPPI – «In Rino rivedo Lippi nella gestione del gruppo e nel fare esprimere vitalità a ogni giocatore. Lo sapete tutti che i giocatori si sarebbero buttati nel fuoco per lui come per Marcello. Ora non penseremo mica che un allenatore di A non sia bravo o non sappia di tattica: sono tutti bravi, competenti. La differenza è il rapporto con la squadra e come trasmettono le conoscenze. Poi c’è la genialità di chi in partita vede cose in anticipo e cambia giocatori e sistemi, cambiando la partita, ma quello è istinto»
FUTURO PRESIDENTE? – «No. Ho una vocazione sportiva familiare tramandata dai miei avi: mi sento naturalmente più portato per dedicarmi all’area tecnica, più che ad un ruolo nella politica sportiva . E poi, francamente, nella vita ho imparato a parare parecchio, ma non i colpi della politica… (ride, ndr)»