Caso Muntari: l’arbitro Minelli diventa il bersaglio d’Italia

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Caso Muntari: la partita Cagliari-Pescara, non sospesa dall’arbitro Minelli, ha fatto scatenare l’ira di tanti perbenisti che hanno massacrato di ingiurie il fischietto esordiente. Perché tanto accanimento?

Daniele Minelli poteva aspettarsi di tutto, ma non un esordio stagionale in Serie A del genere. Per il fischietto varesino Cagliari-Pescara rappresentava un premio all’ottima stagione fatta in cadetteria ed era l’occasione perfetta per dimostrare all’altezza del massimo campionato. E, per quanto riguarda la direzione di gara, tutto ok: nessun problema all’interno di una partita tranquilla, senza grandi episodi da moviola. Se non fosse per il comportamento di Sulley Muntari. Il giocatore del Pescara, che ha subito buu razzisti da alcuni facinorosi della curva del Cagliari intorno all’85esimo minuto, ha inscenato un teatrino che francamente si sarebbe potuto evitare. E il motivo è molto semplice: non è scappando dagli insulti beceri che si ottengono risultati. Anzi, la soddisfazione degli imbecilli deriva proprio dall’attribuzione di importanza a episodi che andrebbero ignorati. Con stile, come fece Dani Alves ai tempi del Barcellona quando gli venne lanciata una banana dagli spalti del Madrigal prima di battere un calcio d’angolo nella gara contro il Villareal.

Ecco perché Muntari ha sbagliato a mettere in difficoltà Minelli. Perché, se un lavoratore normale viene vessato da qualche collega sul posto di lavoro, c’è da scommettere che non se ne andrà di punto in bianco, rinunciando allo stipendio che a fine mese permetterà di dare da mangiare a se stesso e alla famiglia. Se un attore a teatro viene fischiato e insultato in maniera pesante non interromperà lo spettacolo, rovinando il lavoro degli altri. Semplicemente, guarda avanti e ignora gli stupidi. Ed è giusto così. Muntari, dall’alto della sua grande esperienza, avrebbe potuto aiutare l’arbitro Minelli, condizionato dalla comprensibile emozione dell’esordio (appena tre presenze in A, l’ultima nel 2014), e non metterlo nella condizione di non capirci più nulla. E nemmeno Zeman ha fatto bene a giustificare il centrocampista: la maturità dell’ambiente calcio si misura anche attraverso l’indifferenza di fronte a certi episodi deplorevoli.

Sul fatto che Muntari abbia ragione ad essere infuriato, non ci sono dubbi, ma avrebbe dovuto contenersi, senza spettacolarizzare un evento che poteva essere ignorato con eleganza. Chi ha pagato, nella convulsa vicenda di razzismo di Cagliari-Pescara, è solo e soltanto il povero direttore di gara: avrebbe potuto sospendere la partita, non lo ha fatto e probabilmente ha commesso un errore in buona fede. Ha ammonito Muntari perché non ha capito che cosa stesse accadendo e, vedendo la furia del ghanese, chi non avrebbe estratto il cartellino giallo? Un po’ di prudenza nel giudicare l’arbitro sarebbe più opportuna. Non è certo Minelli a doversi vergognare…