Esame Suarez, la Juve si difende: viaggio a Perugia e test non organizzati dai bianconeri

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La Juve prende posizione sul caos scatenato dall’esame di italiano di Luis Suarez: ecco cosa filtra dagli ambienti bianconeri

Il Corriere della Sera svela ciò che filtra dagli ambienti della Juve riguardo il caos generato dall’esame d’italiano di Suarez. Secondo il quotidiano il club bianconero si difende sostenendo di non aver organizzato né l’esame né il viaggio del Pistolero a Perugia. Perché un conto è chiedere informazioni a un ateneo come il club ha fatto, un altro pianificare tutti i dettagli, dal corso on line all’esame, passando per il volo da Barcellona.

Il quotidiano ricostruisce la vicenda dall’inizio: la Juve inizia a corteggiare l’attaccante a fine agosto, apprendendo dagli agenti che Suarez non ha ancora completato l’iter per il passaporto italiano. I bianconeri si informano, arrivando all’ultimo step da superare, l’esame di italiano, con timbro B1. Mentre un legale — su mandato del club, si ipotizza — chiede informazioni all’università di Perugia, una delle tre sedi in Italia che garantisce date prima dell’ambasciata italiana a Madrid e del consolato di Barcellona. Bisogna fare in fretta. Bisogna chiudere la pratica prima del 5 ottobre.

Tuttavia il 15 settembre la Juve si defila: i bianconeri hanno riscontrato segnali negativi per l’iter che dovrebbe permettere a Suarez di diventare italiano. Ovvero, tempi indefiniti e pessimismo crescente. Due giorni più tardi l’uruguaiano si presenta comunque a Perugia per sostenere l’esame. Il Corsera spiega che alla luce dell’indagine penale (e delle telefonate che verranno, soprattutto), si allunga l’ipotesi dell’apertura di un’inchiesta della giustizia sportiva. Anche se i bianconeri appaiono piuttosto tranquilli: nessun rischio di responsabilità, chiosa il quotidiano.