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Calcio Femminile

Gama: «Il calcio femminile sta crescendo, ora sono un simbolo»

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Sara Gama, difensore della Juventus Women e della Nazionale azzurra, parla ai microfoni di La7: le parole del capitano

Intervenuta ai microfoni di La7Sara Gama, difensore della Juventus Women e della Nazionale azzurra, ha parlato del calcio femminile italiano.

AIC – «Sono un simbolo, un personaggio pubblico. Ma non sono alla vicepresidenza perché sono un simbolo, ci sono arrivata con un percorso naturale. Mi sono impegnata per migliorare la nostra quotidianità, è un percorso partito 8-9 anni fa. Mi sono impegnata e ho portato avanti le nostre questioni».

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CRESCITA – «Siamo tutti privati del fatto di seguire le squadre, ma quest’anno non ha bloccato la nostra crescita. L’anno di svolta c’è stato nel 2015 con i club professionistici maschili nel femminile. Il processo ci ha portato al Mondiale dopo 20 anni senza qualificazione. Abbiamo cominciato a lavorare in una determinata maniera. Ci è dispiaciuto molto che i maschi non si siano qualificati ma chiaramente in quell’occasione sapevamo che quella sarebbe stata un’occasione unica, lo abbiamo vissuto con entusiasmo. Non siamo state seguite perché non c’erano i maschi ma perché ci siamo fatte conoscere. Il percorso non è interrotto, il calcio femminile sta crescendo».

INCONTRO CON MATTARELLA – «Era la seconda volta che andavamo al Quirinale. Non ci aspettavamo di essere ricevute dal presidente. Ci ha chiamate dopo l’eliminazione dai Mondiali, eravamo per tornare indietro ma lui ci voleva. Mentre nel 2018 avevo preparato il discorso una settimana prima, nel 2019, mentre lo scrivevo ho pensato alle tutele nostre. Ho citato l’articolo tre, il mio numero di maglia, che dice che la Repubblica deve mettere tutti in grado di esprimersi al meglio».

IUS SOLI – «Adesso c’è una pandemia, abbiamo un problema enorme, ma fatico a pensare ad un momento senza problemi. Il problema dello Ius Soli deve essere affrontato, la società cambia. Non sono in parlamento, non faccio questo di lavoro e non so quale sia la via migliore, ma quello che è sicuro è che è sempre un buon momento per garantire dei diritti».

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