Palla o piede (pochissime volte palla)

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Storia di Paolo Montero: un difensore che difficilmente si tirava indietro

TACKLE – Fighette. Ecco cosa siete tutti voi: delle fighette. Numeri dieci senz’anima, che cadono al primo contrasto un po’ più duro del normale e rantolano a terra manco fossero stati presi da una granata. In un secondo poi vi passa il dolore e vi girate verso l’arbitro come quando alle elementari vi lamentavate del vostro compagno di banco. «Maestra, Paolo mi ha rubato la gomma!» dicevate, e adesso, piagnoni che non siete altro, guardate il direttore di gara e fate: «Arbitro, ma questo è pazzo?». E siccome l’arbitro è più fighetta di voi ecco che si avvicina e tira fuori il giallo – se va bene, altrimenti sotto la doccia prima del tempo. Vi sentite fenomeni quando fate così? Siete appagati voi e le vostre caviglie intonse? Quando vincete e fate i gradassi, tutte le volte che tentate una rabona o che vi mettete a perdere tempo alla bandierina, ecco, in quel momento vi mostrate davvero per quello che siete: delle fottute fighette vigliacche. Ed è lì che vi entro a piedi uniti sul malleolo.

GARRA – In camera ho un solo poster, quello di Paolo Montero. Il re. Il miglior difensore degli ultimi cinquant’anni. Quando uno decide di iniziare a giocare a calcio e di fare il difensore, gli andrebbe somministrata una dose di Montero. Vuoi difendere? Allora non far passare niente dalle tue parti, che sia il pallone o l’avversario. Montero è stato un esempio, e non incominciate ancora una volta a lagnarvi con le solite frasi «Il calcio è poesia, bisogna divertirsi», quelle le dite a Don Mazzi all’oratorio, il calcio è altro. Il calcio è grinta, è garra al cento per cento. Nervi tesi e correre e rincorrere e entrare in scivolata. Il suono del tacchetto sul pallone è liberatorio, ma provate a fare un doppio passo e faccio come Montero: trasformo il vostro crociato in un concerto fusion – non che ascolti roba così fricchettona, chiariamoci. Il calcio dà e riceve, il calcio è soprattutto un dare e ricevere, ma bisogna stare zitti.

KAMIKAZE – Una volta a Vigo Montero fece vedere di che pasta era fatto, la Juventus perdeva quattro a zero e venne espulso perché quel russo, Karpin, disse che gli aveva tirato una gomitata. E l’arbitro lì a crederci come l’ultimo fesso targato UEFA. Paolo non sentì ragioni, accettò quel rosso e mandò gli spettatori del Balaidos lì dove dovevano andare, e sono sicuro che avete capito anche voi. Ma Montero era molti di più, era un maestro del tackle. Si elogiano i dieci per le giocate di fino, i tocchettini d’esterno quando in realtà il calcio è sport maschio. Un campo pesante non è un ostacolo, è un’opportuna come ci ha insegnato il Maestro Paolo: rincorsa di cinque sei metri e poi via, come al kamikaze dell’Acquapark, quel che arriva sulla traettoria è ben accetto, qualsiasi cosa sia. Ventuno cartellini rossi, sedici in Serie A, più di chiunque altro in questo mondo di fighette che è il campionato italiano. Aah come gioca Del Piero? Aah come gioca Montero! Dite quel che volete ma senza un difensore così potete avere anche Gesù Cristo là davanti ma andretet poco lontano, serve cattiveria.

ROSSI – Vedete, cari amici benpensanti, mentre voi vi gustate tutti i gol di El Shaarawy o le mossette da ballerina di Ronaldo e Messi, io rimango ancora fedele all’intervento a piedi uniti. Elogio del piede a martello. Sinfonia della caviglia fratturata. Epitaffio all’attaccante che sul 3-0 fece una veronica di troppo. Prima di tutti in italia ci fu Pasquale Bruno, questo è certo, anche Pasquale è uno che meriterebbe una statua, ma Montero ha sublimato l’arte della scivolata. L’importante è non vergognarsi mai, non tirarsi mai indietro e non pentirsi in alcun caso. Vi cito due episodi. Il primo a Vicenza, era il 1996: Sir Paolo colpisce duramente un fotografo, reo di essersi messo fra le scatole un po’ troppo. Cartellino rosso e persino una denuncia, ma se volete un pentimento amici cari allora vi sbagliate di grosso. E’ più facile vedere un ripiegamento difensivo di Robinho che una scusa da parte di Montero. Secondo caso: siamo a Milano ed è il 2000, Gigi Di Biagio sgomita e sbraccia un po’ troppo in area. C’è solo un modo per fermarlo, un bel jab al volto e pazienza se l’arbitro non ha visto, anzi forse è peggio perché ci passerà da vigliacco. Non lo sapete ma un cartellino rosso è da eroe, le gomitate nello stomaco e i calcetti sono da figli di buona donna. Quando Montero entra per fare male, non guarda in faccia a nessuno, non si nasconde dietro a un dito. E poco importa se l’immagine che resta più volte impressa nella mente è lui di spalle con l’immancabile numero 4 che si reca negli spogliatoi prima di tutti gli altri.

ODIO – E voi invece? Voi che sbirciate dalle vostre dita mentre vi raggomitolate in attesa dell’espulsione dell’avversario? Cosa siete voi? Delle mammolette che ancora non hanno capito cosa sia giocare a calcio. Più odiate Montero – più odiate quelli come me e Montero – più lo fortificate. Una corazza intorno, una armatura da guerriero contro ogni vostra sordida parola di disprezzo, questo è quello che Paolo aveva addosso. «Non m’importa esser un esempio di lealtà in campo: voglio esserlo nella vita. Quando gioco, m’interessa solo vincere. In ogni modo: il calcio è dei furbi» questa frase è la Bibbia del calcio. Per giocare a futbol servono le palle, nel vero senso della parola, e voi non ne avete nemmeno mezza. Montero è un idolo per questo: non è mai comparso in una pubblicità di creme idratanti, non ha mai fatto le manfrine davanti all’arbitro, non ha doppiato un cartone animato e non ha mai ballato in un reality in tv. Anche perché, ne sono sicuro, entrerebbe a gamba tesa pure su Milly Carlucci.