Quando la Juve disse no a Bale e si tenne Iaquinta

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Nel 2010 la Juve trattò l’acquisto di Bale dal Tottenham e propose in cambio, oltre a 25 milioni, Iaquinta: la trattativa procede fino a quando Marotta mette il veto sulla trattativa che avrebbe portato il gallese a Torino

Nel 2010 la Juve fu vicinissima a portare a Torino uno dei pezzi pregiati del Real Madrid, che incontrerà in finale di Champions League a Cardiff: Gareth Bale. Una trattativa lunga, iniziata quando Roberto Bettega iniziò ad avviare i primissimi contatti con il Tottenham, che allora era disposto a trattare la cessione del gallese. La Juve offrì 25 milioni più il cartellino di Vincenzo Iaquinta, uno dei più grandi flop dei bianconeri negli ultimi dieci anni. Gli spurs erano anche disposti ad accettare, ma Marotta e Paratici finirono per temporeggiare troppo. E allora Bale rimase a Londra e Iaquinta a Torino. Fu lo stesso Bettega, sette anni fa, a spiegare l’esito di un affare per il quale la Juve, ancora oggi, si mangia le mani: «Gareth Bale? La Juve era su di lui, ma Marotta ha cambiato obiettivo. La scorsa stagione sono andato a Londra per parlare ufficialmente di Bale con il manager Redknapp. Sapevo che il Tottenham era interessato ad alcuni giocatori della Juve. Ho passato le consegne della trattativa a Marotta e Paratici e ho spiegando loro tutti i miei movimenti. Perché non hanno riallacciato il discorso con gli Spurs? Io so soltanto che hanno preso sei esterni, ma non Bale». A giudicare dalle cifre che il Real Madrid ha sborsato per il fenomeno gallese nel 2013 (100 milioni di euro, acquisto più oneroso nella storia dei blancos) la Juve può davvero rimpiangere il giorno in cui avrebbe potuto prenderlo per molto, molto meno.