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Esecutivo Uefa, Uva candidato per l’Italia

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Michele Uva è il candidato italiano a diventare Esecutivo Uefa. Ecco l’intervista alla GdS

Giornata di lavoro oggi per l’Esecutivo Uefa che ufficializzerà le candidature per i membri vacanti nel governo del calcio europeo: 13 pretendenti per soli 8 posti, tutto si deciderà al congresso di Helsinki il 5 aprile. Arrivato a scadenza Giancarlo Abete, che è pure vicepresidente, l’Italia è pronta a schierare Michele Uva, al fine di rafforzare la sua centralità nel contesto internazionale, dopo la sponsorizzazione rivelatasi vincente del nuovo presidente Uefa, Aleksander Ceferin. Questa l’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport.

Uva, lei è direttore generale della Figc dal 2014. In questi giorni sta viaggiando per l’Europa in una sorta di campagna elettorale. Che sensazioni ha?
«La sfida è dura, e comunque stiamo coltivando relazioni internazionali quotidiane sin da quando il presidente Tavecchio decise di sostenere, tra i primi, la candidatura di Ceferin. Siamo considerati una federazione di riferimento a livello europeo, l’altro giorno è venuto a trovarci il presidente tedesco, la settimana prossima verrà quello inglese».

Qual è l’agenda del calcio europeo per i prossimi anni?
«Ceferin ha intrapreso un percorso nuovo, con un cambio del modello di governance e l’evoluzione del ruolo dell’Uefa, che deve essere centrale perché il calcio europeo è la storia del calcio mondiale e fornisce uno dei maggiori apporti, in termini tecnici e commerciali, a manifestazioni come i Mondiali».

E le priorità?
«Il coinvolgimento dei club nelle decisioni strategiche dell’Uefa. Le società sono parte importante del movimento ed è giusto, com’è nei programmi, che facciano parte dell’Esecutivo con diritto di voto e non come semplici uditori. Ma la parolachiave del futuro è la crescita. Non sono preoccupato dalla globalizzazione, l’importante è che l’Europa mantenga la sua centralità e agganci lo sviluppo del calcio mondiale».

La Nfl è capace di generare 12 miliardi di euro di fatturato contro gli attuali 2 della Champions. Sono livelli inarrivabili?
«Io credo di no. Questa è una grande sfida: rendere la Champions un evento mondiale. Il calcio ha il vantaggio rispetto al football americano di essere più praticato e più diffuso».

Quale ruolo può giocare l’Italia nella politica internazionale?
«Quello di cucire le diverse anime dell’Europa. Il successo organizzativo ed economico delle finali di Champions a Milano e Reggio Emilia ci ha dato ulteriore credibilità, così come l’assegnazione dell’Europeo Under 21».

E a casa nostra? Quando usciremo dalla crisi?
«Spero arrivi presto il 6 marzo, il giorno delle elezioni federali, e che si possa parlare di futuro. Non bisogna restare indietro e serve l’unità di intenti di tutte le componenti. Ma sono già state poste in essere molte azioni che avranno un impatto sul medio-lungo termine come le norme che regolamentano i campionati professionistici. Tutto quanto per dare stabilità e crescita al movimento».