23^ giornata, l?analisi: paga Zeman nel Carnevale romano, Balo impatto devastante. Classifica non delineata

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La giornata di Mario Balotelli. Dopo l’esperienza in Premier fa ritorno in Italia con l’accoglienza che si riserva alle star, va in campo dal primo minuto con un paio di allenamenti all’attivo e sigla la doppietta che lancia il Milan verso l’altissima classifica. Numeri, gol di potenza e freddezza spaventosa dal dischetto all’ultimo respiro nella sua prima rossonera. Il tema della giornata è arricchito dal duello Juve-Napoli e dalla rovinosa caduta di Inter e Roma (con tanto di esonero). Si ferma ancora la Lazio di Petkovic, ecco nel dettaglio quanto accaduto nel ventitreesimo turno di campionato.

IL NAPOLI RESTA AGGRAPPATO ALLA JUVE – In realtà è andata al contrario: prima in campo i partenopei, autori di una prova determinata che ha fruttato una vittoria ai danni di un Catania non brillante quanto in altre occasioni e sfortunata con le decisioni arbitrali, vedi il probabile rigore per mani di Zuniga non assegnato. La squadra di Mazzarri ha definitivamente compiuto – dalla vittoria esterna sul campo del Cagliari – il tanto agognato salto di qualità in termini di approccio ed atteggiamento. La traduzione immediata di tale assunto non è la vittoria dello scudetto: il Napoli può lottare senza paura, cosciente che ha di fronte una squadra più pronta ed attrezzata. La dimostrazione di forza della Juventus sul campo di un Chievo in salute va oltre il risultato, ad impressionare è la tranquillità con cui è stata gestita l’ultima mezzora dopo il gol di Thereau che aveva apparentemente riaperto la gara. Il tutto nonostante le gravi assenze nel settore difensivo che avevano lasciato intendere difficoltà maggiori in una trasferta insidiosa.

SUPERMARIO SHOW, ZEMAN PRIMA DELEGITTIMATO E POI DETRONIZZATO – Guai a dare per morto il Diavolo. Una strategia di smobilitazione che non sembrava avere capo né coda ha ora un indirizzo preciso e coerente: Mario Balotelli è parte di un tridente spaziale, il resto lo ha fatto Allegri abile nel tramutare necessità in virtù e garantire un’organizzazione delineata al suo Milan. Che d’un tratto sembra la candidata più credibile per la conquista del podio. Manca qualcosa alla difesa – eufemismo, manca tanto – ma le dirette concorrenti non stappano champagne. Udinese sfavorita dal rigore finale: non sussistono gli estremi per la concessione. Aria di Carnevale anticipato in quel di Roma sponda giallorossa: il ds Sabatini un giorno delegittima Zeman, poi dichiara di voler combattere battaglie con lui, poi la società riflette, poi l’esonero. E nel mezzo la vicenda Stekelenburg, che sembra non inerire alla settimana di follia romanista ma che al contrario testimonia confusione ed inadeguatezza del nuovo corso dirigenziale: Zeman ha le sue colpe e nessuno le vuole celare – in primis l’insistenza su calciatori poco affidabili e non all’altezza vissuta su posizioni irremovibili – ma il teatrino è risultato imbarazzante. Con una dirigenza che ha sbagliato tutto: invece di sperimentare e in estate acquistare quattro difensori dal campionato brasiliano – l’adattabilità, questo perfetto sconosciuto – si poteva pensare prima a fare le cose per bene.

CADE LA LAZIO, CROLLA L’INTER, RINASCE LA VIOLA – La squadra di Petkovic perde per la seconda volta consecutiva in campionato contro squadre – Chievo e Genoa – decisamente meno attrezzate: encomiabile la reazione dei biancocelesti in un gran secondo tempo, ha la meglio però la grinta di un Genoa che con Ballardini sembra aver quantomeno ritrovato voglia di lottare. Imbarazzante l’Inter di Stramaccioni. Perdere 3-1 a Siena basta di per sé ad evitare ogni superfluo commento, ma la considerazione proposta è una: Schelotto quinto a destra senza un esterno basso alle spalle lascia pensare che l’allenatore non conoscesse il giocatore. Il gennaio da dimenticare in casa viola è agli annali: mai venuta meno sotto il profilo della prestazione, la Fiorentina ha trovato discontinuità nei risultati. Ancora bravissimo Montella a restare calmo e puntare sul gioco come matrice del progetto, ne fa le spese un Parma ben organizzato e alle volte un po’ spuntato. La classifica però è ancora corta ed i prossimi scontri diretti delineeranno più stabilmente i contorni di Lazio, Inter e Fiorentina.

LE ALTRE: NEL BARATRO PALERMO E PESCARA – Qualche dubbio è immediatamente sorto in seguito alle scelte adottate dalla dirigenza sicula per emergere dai bassifondi della classifica: tanti gli acquisti, poche le certezze in un momento tanto complesso da sconsigliare l’eccessiva sperimentazione. Cade anche la panchina di Gasperini, tocca a Malesani provarci; bene l’Atalanta, decisamente più squadra. Il Pescara continua a pagare evidenti limiti di organico e l’impressione personale – anche quando i risultati sembravano sorridere – è sempre stata quella di una salvezza sinonimo di miracolo: ne approfitta il Bologna, trascinata dai suoi interpreti di maggiore qualità dopo un girone d’andata deficitario. Programma concluso dal pareggio a reti inviolate tra Torino e Sampdoria: un punto che smuove le classifiche di due squadre più in salute rispetto ad un mese fa.