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Kalulu: «Quando ho firmato al Milan non giocavo all’inizio. Juve? Ho trovato un ambiente accogliente. Ruolo? Mi sento più a mio agio in difesa»

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Kalulu: «Quando ho firmato al Milan non giocavo all’inizio. Juve? Ho trovato un ambiente accogliente. Sul ruolo…»

Pierre Kalulu ha rilasciato una lunga intervista a Young Reporter, offrendo diversi spunti interessanti. Di seguito le dichiarazioni del difensore francese.

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IL RUOLO – «Mi sento più a mio agio in difesa, ovviamente. Poi quando sul campo capita di attaccare ti diverti un po’, perché puoi fare gol o assist. Ma da quando sono in campo è sempre meglio, perché essere fuori fa un po’ più male»

DIFENSORE A CUI RUBEREBBE QUALCOSA – «Da tutti, penso. Non ne ho uno preciso.»

I FIGLI – «Non ho ancora figli. Peccato… ma spero che giochino a calcio. Poi se fanno qualcos’altro va bene lo stesso.»

AMICIZIA CON MCKENNIE E THURAM – «Siamo davvero molto vicini. Qualche volta ci vediamo anche fuori dal campo, ma per essere onesti stiamo già insieme tutti i giorni: dalla mattina al pomeriggio. Però uscire insieme ogni tanto ci sta.»

LE ESULTANZE – «All’inizio era solo uno scherzo durante la merenda prima della partita tra me, Kephren e David. Poi ci siamo detti: facciamolo anche in campo. Per caricarmi prima delle partite ascolto musica. Dipende dall’umore: se mi sento troppo tranquillo metto musica più cattiva se mi sento troppo carico metto musica più calma. Così arrivo alla partita nel modo giusto.»

PASSAGGIO DA MILANO A TORINO – «La cosa più difficile all’inizio è stata trovare casa. Ma è successo tutto velocemente perché sono arrivato alla fine del mercato e sono subito iniziate le partite. Non hai tanto tempo per pensare. Ho trovato un ambiente accogliente e anche persone che parlavano francese, quindi è stato più facile ambientarsi.»

MOMENTI DIFFICILI – «Ce ne sono stati diversi. Quando ho firmato al Milan non giocavo all’inizio: ho fatto cinque mesi solo di allenamenti. Era difficile. Poi c’è stato l’infortunio e l’operazione. Guardare gli altri giocare non è facile. In quei momenti devi avere un obiettivo: uno grande e uno per ogni giorno. Anche migliorare una piccola cosa. Perché tutto passa: le cose belle e quelle brutte. Sta a te decidere quanto farle durare.»

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