Cesare, per ripartire servono… gli esclusi

© foto www.imagephotoagency.it

Chi scrive è uno dei tanti che ha goduto in maniera smisurata per il cammino di una Nazionale, la nostra, capace di arrivare in final da imbattuta e con due soli gol al passivo, nonchè l’unica a bucare la difesa, che poi si è rivelata la più forte di tutto l’Europeo; ma faccio parte anche di quella schiera, ben più ristretta, di persone che credevano che il 3-0 subito in amichevole dalla Russia fosse bugiardo, perchè figlio di tanti errori individuali che non potevano costituire la reale immagine di una compagine che stava andando a giocarsi qualcosa di grande. Chi scrive ringrazia Prandelli e i 23 (o almeno, quelli che hanno giocato: piccola nota polemica, caro cittì) che sono partiti alla volta della Polonia con tante critiche e soprattutto tanti dubbi sul valore morale di alcuni elementi, ma che alla fine, con un mix di magia e di incoerenza, hanno fatto sognare milioni di italiani.

Ora, caro Cesare, pur essendo consapevole dell’impegno che ci hai messo per rendere questa Nazionale, una delle più belle mai viste nelle competizioni ufficiali (a mia memoria, solo quella di Sacchi nella fase centrale di U.S.A. ’94 giocava meglio), mi spingo fino a consigliare quelli che potrebbero essere gli elementi da tenere in considerazione per il prossimo biennio, quello che ci porterà in Brasile per l’accoppiata Confederations Cup-Mondiale. Partendo da gran parte del gruppo che ha divertito, forse un pò illuso, in questo pazzo e frenetico mese di giugno, la marcia in più potrebbero darla quei giocatori che in Polonia e Ucraina non c’erano, ma che sono andati davvero vicini a far parte del gruppo: mi sto riferendo ai vari Destro, Verratti, Schelotto, Astori (lui sì, che c’è andato davvero vicino). Una botta di freschezza, di imprevedibilità, tutto quello che è mancato nella partita più importante del biennio che si è concluso ieri.

Per il resto, caro Cesare, è giusto e doveroso metterci nelle tue mani e confidare nel tuo lavoro certosino, più da tecnico che da selezionatore, come tanti hanno detto in questi giorni, forse travolti dall’atmosfera di trionfo annunciato che si è venuta a creare nel Bel Paese nella settimana appena trascorsa. D’altronde, chi riesce a mettere i tappi nelle orecchie di un gruppo di ragazzi, che prima di pensare al campo dovevano rendere conto a chi gli chiedeva di risultati truccati, di tabaccai diventati improvvisamente milionari e di gente passata da un prato verde all’aula di un tribunale, non può non meritare il rispetto e la fiducia di chi alla Nazionale crede sempre e comunque, e non solo nel mese di giugno ad anni alterni.