Come è bello stare ad Empoli e sognar

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Storia dell’Empoli e della sua clamorosa qualificazione in Coppa Uefa

LA E GRAVE – Allora, per prima cosa si dice Émpoli, con la e chiusa, e non èmpoli come da anni cercano di farci credere presunti telecronisti e voci delle stazioni ferroviarie. Seconda cosa, Empoli si scrive con la E maiuscola. Terza cosa, Empoli è sì provincia di Firenze, ma sarebbe meglio non ricordarlo agli empolesi, ci tengono alla loro indipendenza, sono i baschi di Toscana, delusi per non essere ancora diventati capoluogo di provincia nonostante una squadra in Serie A. Dovrebbero cambiarla questa dannata legge: per diventare capoluogo serve un tot numero di abitanti, un tot numero di comuni e anche una squadra in Serie A. Se poi la squadra va a finire anche in Europa tanto meglio, a quel punto si può diventare una città stato, un po’ come Amburgo o, meglio, come le vecchie polis e Singapore. L’Empoli un anno ci andò in Europa, nemmeno troppo tempo fa, eppure c’è chi quella piccola impresa se l’è già scordata.

CORREVA L’ANNO – Martusciello, Gelain, Spalletti, Drago, Esposito, Baldini, Bianconi: tutti nomi che a Empoli sono scolpiti nella memoria più di qualsiasi altra cosa. Ma ce n’è uno che la gente ricorderà sempre con orgoglio, quello di Gigi Cagni. L’allenatore lombardo prese gli azzurri a metà della stagione 2005-06 e riuscì a salvare la squadra dopo un avvio stentoreo, poi andò in vacanza e si mise alla televisione. Quell’estate 2006, l’anno del Mondiale, per l’Empoli fu soprattutto l’estate della svolta, Calciopoli aveva aumentato le pretendenti alla salvezza e ogni giorni i media fornivano particolari interessanti, Fiorentina e Lazio penalizzate come Milan e Reggina, quindi almeno quattro squadre con l’handicap. Poi, Juve in B. Non che a Empoli si pensasse allo scudetto, certo, ma già nell’aria in quel periodo si respirava un odore strano. Erano gli scarichi delle vetrerie e degli opifici empolesi, ma gli indigeni, ormai assuefatti, non se ne curavano. La stagione partì con un insperato successo a Marassi, quando Saudati e Buscè riuscirono a rimontare una rete doriana, Empoli già in testa al campionato e in Piazza della Vittoria si incominciarono a vedere i primi caroselli. Peccato che il mondo infame faccia durare i campionati per altre trentasette giornate.

VELLEITA‘ – Film, libri e quant’altro parlano spesso della voglia di rivalsa delle persone che vengono dai centri minori, o dalla campagna o comunque da piccole città. L’Empoli nel 2006-07 personificava al meglio quelle aspettative, fu l’anno del fenomeno Vannucchi, che molti di voi ora seguono su Facebook ma che molti difensori si perdevano ai tempi, fu l’anno di Buscè, un calciatore polivalente al quale venne barrato il numero sulla maglia perché non si fermava mai, come i tram. Fu la stagione di Saudati, eterna promessa in doppia cifra, di Moro, frangiflutti senza riposo, di Almiron, di professione tiratore, fu anche l’anno di capitan Ficini, vent’anni sui campi di calcio senza mai gustare il piacere di un gol ma recordman di squalifche per bestemmie. Proprio Ficini era l’emblema di quella squadra, un giocatore che aveva militato per stagioni su stagioni nell’Empoli, con quella faccia sempre un po’ troppo triste e la fascia da capitano che pareva cucita sulla manica sinistra della maglietta. Una volta sola in carriera l’aveva messa dentro, contro il Brescia qualche anno prima, un autogol di redenzione, per poter dire ai nipoti di aver segnato almeno una volta in A. Una squadra che sulla carta non aveva velleità nemmeno di media classifica, diventò una delle rivelazioni della stagione.

AMARCORD – Tutti ricordano la Reggina di Mazzarri, salva nonostante la penalizzazione, oppure l’Inter di Mancini, campione d’Italia quasi da imbattuta, la frizzante Roma di Spalletti vincitrice della Coppa Italia, il Milan champagne di Inzaghi e Kakà con la Coppa dei Campioni in mano. In pochi però sanno cosa successe al Castellani il 20 maggio 2007, esclusi i presenti ovviamente. L’Empoli era settimo, a più quattro sull’Atalanta impegnata con i nerazzurri scudettati fra le mura amiche; per un empolese che si rispetti è obbligatorio esere allo stadio. Dopo trentasei giornate e un cammino favoloso (qualche giornata a ridosso della Champions, una delle migliori difese, ben quattrordici vittorie) la storia era lì ad aspettare gli azzurri. 3-0 al trentesimo contro la Reggina: Vannucchi, Moro e Saudati fecero brillare gli occhi ai supporters toscani. Nella ripresa la Istanbul empolese, tre a tre assurdo ma da Bergamo arrivò la notizia dell’uno a uno dell’Atalanta. Europa. E-u-r-o-p-a. Finalmente qualcosa di empolese vendibile all’estero che non sia la Sammontana. La società, non avvezza a festeggiare traguardi del genere, dette ai giocatori una bandiera dell’UE di quelle che si trovano nell’aula del preside e i vari Raggi, Balli, Tosto e compagnia bella si misero a far baccano a ridosso della maratona inferiore, la parte laterale dello stadio dedicata al nutrito pubblico azzurro.

ZURIGO – La squadra venne semi-rivoluzionata sul mercato e arrivò gente che adesso gioca in nazionale. L’entusiasmo per l’annata successiva era alle stelle, il giovane presidente Corsi era tutto una gioia. C’era ansia per riuscire a capire quale avversario sarebbe toccato in sorte agli azzurri, chi sognava il Real Madrid (che non fa la Coppa Uefa dai tempi di Taxi Driver) chi vaneggiava possibili trasferte finlandesi o macedoni contro squadre tipo Tampere o Rabotnicki che facevano esclamare ai vecchietti delle case del popolo frasi come: «Seeeh, Tampere. O che ci si va a fa’ in provincia di Massa?». La piazza non era abituata a un salto tanto grande, dieci anni prima la trasferta più lunga era a Brescello e adesso si parlava pure di un prefisso internazionale diverso. Il sorteggio, malevolo, tirò fuori lo Zurigo come avversaria empolese. Non solo la città più cara d’Europa, bensì anche la più vicina. All’andata Antonini e Piccolo tramortirono gli elvetici ma Alphonse li rimise in gara, per il giovedì successivo fu esodo di massa per la Svizzera, dieci ore di auto per sostenere la Cagni band. Senza un titolare uno, l’Empoli persero tre a zero e salutarono il grande calcio. Quell’anno poi, dopo due cambi di allenatore, l’Empoli retrocesse e tutt’ora è in Serie B. Giocherà contro Latina e Trapani. In Piazza dei Leoni c’è ancora un gagliardetto dello Zurigo.