E’ una Roma in eterna contraddizione

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Ore caldissime in casa giallorossa: c’è in gioco l’identità del progetto statunitense

Che fine ha fatto il progetto giovani della Roma? Acquistare profili emergenti, valorizzarli al punto tale da creare in casa i campioni del futuro. E vincere grazie a questo lavoro, che deve fondarsi sulla scientifica ricerca del talento e sulla resistenza ad ogni ipotesi di cessione. Pena il “declassamento” alla politica eccellentemente adottata dall’Udinese: che, pur badando sostanzialmente alle plusvalenze, rende più della Roma.

DUE ANNI DISASTROSI E DUE LUCI – Almeno nelle due ultime stagioni dove i risultati consiglierebbero di buttare tutto all’aria: ed invece da salvare c’è proprio il valore di alcuni singoli che la dirigenza è riuscita a portare in quel di Roma, su tutti Miralem Pjanic ed Erik Lamela. Entrambi hanno la colpa di accendersi soltanto a sprazzi, sia nel corso di una partita che a medio termine nell’arco della stagione: considerazione che può anche risultare nella norma guardando alle carte d’identità dei diretti interessati, rispettivamente classe 1990 e 1992. I due talenti però sono fuori discussione ed il processo di crescita di un progetto che si basa su quanto appena asserito si avvita su se stesso quando il giovane che sta maturando viene ceduto: il nuovo corso statunitense – scegliendo un dirigente con le caratteristiche di Walter Sabatini – ha puntato con forza su un modello del genere e soltanto pensare di vendere i due esponenti più brillanti pone una croce indelebile sull’idea originale.

E NON C’E’ NECESSITA’ DI VENDERE – Sembra già riposto nel dimenticatoio, ma la Roma ha appena venduto il difensore brasiliano Marquinhos – classe 1994, prelevato un anno fa dal Corinthians per 5 milioni di euro e ceduto al Paris Saint Germain per 31.4 milioni – generando una plusvalenza record. Con l’incasso ricevuto dal club francese la Roma ha finanziato gli acquisti di Mehdi Benatia (13 milioni) e Kevin Strootman (16.5 milioni più 3.5 di bonus legati al rendimento del calciatore olandese), De Sanctis è arrivato dal Napoli per 500.000 euro e Maicon a parametro zero dopo essersi svincolato dal Manchester City. Il presidente della Roma James Pallotta aveva dichiarato – in avvio di calciomercato – di mettere a disposizione un budget di 30-35 milioni per invertire la tendenza negativa delle prime due annata: oltre ai giocatori già menzionati – i cui investimenti sono coperti dalla cessione di Marquinhos – sono approdati in giallorosso il giovane difensore croato Tin Jevdaj dalla Dinamo Zagabria (5.5 milioni) e l’attaccante esterno ex Arsenal Gervinho per 8 milioni.

I CONTI NON TORNANO – Ci sarebbe addirittura spazio per un ulteriore colpo da una ventina di milioni per rafforzare l’organico a disposizione del tecnico francese Rudi Garcia: ma, pur ipotizzando un ritorno sui propri passi e dunque di fatto la cancellazione del budget iniziale, pur volendo restare nei paletti della parità di bilancio i dieci milioni eccedenti devono essere coperti dalla cessione di Osvaldo. Senza entrare nel merito delle prestazioni del calciatore – occorrerebbe un capitolo a parte – il rapporto con una fetta importante della piazza è oramai irrecuperabile e la strada della cessione è la migliore per tutte le parti in causa: un’operazione da oltre quindici milioni di euro che permetterebbe alle casse della Roma di chiudere in attivo ed addirittura destinare l’eccedenza di bilancio al monte ingaggi. Impensabile però, dopo aver incentrato il credo sulla politica dettagliata in apertura, sedersi al tavolo delle trattative per interpeti del calibro di Pjanic e Lamela. Si imporrebbe quantomeno la necessità di puntuali spiegazioni pubbliche.