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Gazidis: «Nutro ancora stima per Donnarumma. Ecco cosa ho in mente per il futuro del Milan»

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Ivan Gazidis ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport in cui ha parlato di Milan, Donnarumma, progetti passati e futuri

Gazidis al Corriere dello Sport. L’amministratore delegato rossonero ha rilasciato una lunga intervista al noto quotidiano romano, parlando ovviamente del Milan tra presente e futuro. Le sue parole.

OBBIETTIVO PRINCIPALE- «Riportare il Milan al top. Il mercato che vedremo quest’estate sarà diverso da tutti quelli che l’hanno preceduto. Il nostro obiettivo è continuare a essere ambiziosi e ottimisti, migliorare la squadra seguendo il giusto cammino e coniugando risultati e stabilità finanziaria. L’attenzione continuerà a essere focalizzata sui giocatori giovani, con alcuni elementi esperti. Adesso la fiducia sta crescendo. Vedere i nostri tifosi sotto gli uffici per esprimerci il loro supporto è stato un segnale estremamente potente. Quando arrivai al Milan, credo addirittura il primo giorno, dissi che avremmo costruito la squadra sui giovani, ma senza escludere elementi esperti che avrebbero rafforzato il gruppo dandogli una guida. Non ho mai detto no a Ibra. Anzi, fu lui a dirci di no un anno, non voleva lasciare i Galaxy. Ne favorii l’arrivo e, per di più, suggerii l’acquisto di Cesc Fàbregas, che non andò in porto per altre ragioni».

FONDO ELLIOTT – «Fin dal primo giorno ho fatto ciò che credevo fosse necessario per il bene della squadra ma ragionando sempre al futuro. Il mio atteggiamento non ha niente a che vedere con il fondo e con la possibilità che possa vendere: non so se questo accadrà tra uno, tre o dieci anni. La vision è molto chiara: riportare il Milan al top. Poi, ovviamente, il fatto che questi fondi entrano nel calcio deriva dal fallimento della regolamentazione e dell’organizzazione. Molte di queste situazioni si verificano perché alcune squadre sono in difficoltà – ed è nelle difficoltà che i fondi intervengono e investono. Il calcio potrà avere delle proprietà molto più forti, se il nostro modello di business sarà regolamentato meglio e se le norme saranno rispettate da tutti. Questo è un altro grande obiettivo: avere i migliori proprietari, forti e solidi. Se hai un modello di business folle, non avrai proprietari forti, ma folli. Oppure fondi che raccolgono i cocci»

SISTEMA CALCIO ITALIANO – «Siamo in viaggio… La cosa difficile da accettare è che non esistono scorciatoie. La buona notizia è che in questo viaggio non vi è nulla di misterioso. Altri l’hanno affrontato prima di noi e con successo. Se guardiamo alla Premier League, la base del rilancio sono stati gli stadi. Quando il calcio inglese ha toccato il fondo, il governo ha incoraggiato la costruzione di nuovi impianti. La comodità dei posti e la facilità dell’accesso all’evento hanno migliorato il rapporto pubblico-calcio. Si sono riviste le famiglie, poiché c’era più sicurezza, e la qualità dell’esperienza è cresciuta. I ricavi e la capacità di spesa hanno fatto immediatamente un balzo in avanti. Al rilancio del football hanno concorso anche altri fattori, ad esempio Sky, e così via. La stessa cosa è successa negli Stati Uniti. Quando fu fondata la MLS non c’erano stadi dedicati. Ora invece, con 29 o 30 squadre, se non sbaglio, ci sono 20 strutture nuove di zecca, impianti incredibili»

SU DONNARUMMA-  «Non voglio rivelare i dettagli e non conosco i confini del rapporto tra Gigio e Raiola. Alla fine, ovviamente, la decisione è sempre del calciatore. Quello che posso dire è che Gigio è stato un professionista eccezionale, in ogni singolo giorno, e nell’ultima partita contro l’Atalanta non c’era nessuno più felice di lui per la qualificazione in Champions. Nutro una stima assoluta nei suoi confronti, così come rispetto le sue scelte. Nessun accento negativo. Ha fatto ciò che pensava fosse meglio per lui, e ci sono alcune ragioni dalla sua parte, ma non indico quali. Concludere definitivamente il rapporto con Raiola? No, non è un nostro obiettivo. Non abbiamo alcun problema con Raiola, siamo in buoni rapporti. Certe decisioni vengono prese dai giocatori, non dai loro agenti. I singoli casi li analizziamo senza alcun pregiudizio»».

SU MALDINI E PIOLI- «Ho creduto in Paolo fin dal primo momento, sapevo che sarebbe potuto diventare un direttore sportivo top level, ed è proprio ciò che è oggi. Pioli? Come Ibra mi ha sorpreso per il suo lato tenero, così Pioli mi ha colpito per il carattere. Mi ha impressionato la forza di Stefano, oltre alla sua sensibilità».

NUOVO STADIO – «Resto ottimista. Non solo per il Milan, ma per il calcio italiano in generale. La Juventus con il suo stadio è stata dominante. Con una concorrenza più ampia e finanziariamente solida, il livello complessivo salirà. L’altra cosa che il calcio italiano deve fare è pensarsi al futuro e al di fuori dei propri confini mentali e culturali. Quando l’Inghilterra smise di guardare soltanto in casa, rinunciando alla storica autoreferenzialità, spiccò il salto decisivo»

SUPERLEGA – «La Superlega, per come era stata concepita, è morta. Tuttavia, i problemi che hanno portato a quel progetto rimangono inalterati. Tutti nel calcio, in particolar modo coloro che sono incaricati di regolamentarlo, devono riflettere seriamente sulle origini dei mali e su cosa si può fare – insieme – per ottenere un calcio migliore e sostenibile. Mi preoccupo quando si parla di vincitori e vinti, Non vedo vincitori. Mi auguro che non ci sia alcuna “rottura” (lo dice in italiano). Un processo si terrà alla Corte Europea di Giustizia, non sono un avvocato competente, ma il dialogo è sempre la soluzione più valida. Gianni Infantino ha detto qualcosa al riguardo, non mi faccia aggiungere altro… La gente parla di avidità. Il nostro club ha perso 200 milioni l’anno scorso. È forse da avidi provare a inseguire lo zero, il punto di pareggio? È da avidi affermare che saremmo felici se lo raggiungessimo? Perdere 200 milioni significa che qualcosa si è rotto. Non siamo un unicum, riguarda tutti»