I top e flop players della 23^ giornata

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Ventritreesima di Serie A: ecco la nostra ormai consueta selezione dei migliori e dei peggiori impegnati nell’ultimo turno di campionato.

TOP PLAYERS

Lichtsteiner – Se risparmiasse le energie mentali e fisiche che invece destina a proteste continue ed irritanti, sarebbe ancora più forte. Non va neppure bene che si aiuti con il “braccino” per stoppare una palla e concludere a rete facendo finta di niente: lo avesse fatto un attaccante “nemico”, avrebbero dovuto sedarlo. Ciò detto, gioca contro i clivensi una partita da prima parte di stagione scorsa, quando rotolava come una forma di emmenthal incontenibile e i buchi erano tutti a carico degli avversari di fascia. Non trascureremmo neppure il ritorno in panca di Don Alessio: con l’ex avellinese a bordo campo, regna tranquillità, calma e pace dei sensi. Praticamente l’esatto contrario dello status imposto da Antonio Conte, uso elettrificare aria, giocatori e arbitri.

Sestu – Un’ira di Dio e nessun’altra definizione sarebbe più appropiata per il giocatore visto all’opera contro l’Inter. Un gol bellissimo, un assist e la trequarti nerazzurra trasformata in un feudo personale nel quale prendersi allegramente gioco dei vassalli di Stramaccioni. A proposito dell’allenatore: non sarebbe stato il caso di adottare provvedimenti tattici urgenti prima che Sestu bucasse lo scafo e mandasse a picco i cartonati sogni di gloria morattiani? Temiamo che per lo Scudetto ci voglia qualcosa in più del promettente (e costosino) Kovacic. Di sicuro, Schelotto e Kuzmanovic non bastano.

Balotelli – Non poteva mancare tra i “Top” il rientrante attaccante ex Inter (ahio) e City, “mela marcia” per Silvio, nonchè “negretto di famiglia” per il fratello Paolo Berlusconi (fa piacere essere stimati, eh?). Che Balotelli abbia i numeri del campione è cosa stantiamente risaputa: che abbia pure le doti dello scialacquatore (di talento) idem. Vinta la partita con l’Udinese, via subito a festeggiare fino a notte fonda, “corrompendo” pure i colleghi di reparto El Shaarawy e Niang. Insomma, il geometra Galliani ha messo a segno un grande colpo di mercato e non ci piove, ma temiamo (per lui) gli toccherà il dopolavoro da investigatore privato alla Tom Ponzi. Auguri.

Pizarro – Sarà un caso ma i registi migliori del campionato sono tutti abbondantemente over trenta: si perse lo stampino? Il cileno e Pirlo rappresentano ancora, e di gran lunga, il top nel campionario dei cervelli di centrocampo. L’ex romanista torna arruolabile ed ecco che la truppa di Montella ritrova d’incanto la vittoria. Ovvviamente però, c’è il solito, palloso risvolto della medaglia che, guarda il caso, riaccoppia ancora Fiorentina e Juventus: se il motore ha già un bel po’ di migliaia di chilometri sulla groppa ed è però ancora insostituibile, come si fa per raccattare un ricambio all’altezza? Cavoli futuri assai amari per entrambe.

FLOP PLAYERS

Zamparini – Concedeteci la licenza tecnica ma uno così più che nei “Flop” andrebbe spedito in un girone dantesco, magari il secondo, quello dei Suicidi. Volevamo contarvi gli allenatori fatti fuori da Maurizio ma poi, ci siamo chiesti: “Perché svilire con i freddi numeri la grandezza mitologica di un uomo assunto a divinità celeste?”. E sì perché nessuno tecnico del globo potrà mai pretendere di entrare nella storia della categoria senza aver prima sfidato Zampa e il suo terrificante “periodo di prova”. Una specie di fatica d’Ercole alla quale perfino il grande Pep Guardiola sta pensando di sottoporsi, altro che Bayern Monaco. Tornando seri, ma il nostro, davanti all’ecatombe di allenatori usa e getta ammucchiati in garage, si è mai chiesto se il vero problema, in fondo in fondo, non sia proprio lui medesimo?

Burdisso – Passi per gente chiaramente non all’altezza come Piris, Dodò, Tachsidis e compagnia (per non parlare della sciagura Goicoechea), ma da un difensore di esperienza, discreto spessore e militanza come lui, ci si aspetterebbe più concentrazione, voglia ed attaccamento alla causa. Invece l’argentino spalanca la porta giallorossa, anzi il portone, e lascia che Sau e compagnia entrino per razziare tutto il razziabile dalla generosa dispensa giallorossa. Il povero Marquinos, suo sventurato collega di reparto, vorrebbe metterci una pezza ma i buchi sono talmente tanti ed ampi che non basterebbe il filo di un’intero cotonificio. Prove come quella di venerdì contro il Cagliari fanno sospettare che Burdisso sia stato a lungo, e colpevolmente, sopravvalutato.

Ciani – Con il fisico che si ritrova avrebbe fatto meglio a darsi al rugby o magari al basket; il calcio non è solo atletismo anche se, purtroppo, a questo si sta riducendo troppo spesso ultimamente. Lui, grande e grosso com’è, si fida esageratamente dei pettorali, mancando di tempismo, posizione ed astuzia, qualità fondamentali per un difensore tanto e più dei muscoli gonfi e tosti (vedasi lo scheletrico ma impeccabile Biava per informazioni). Perde il duello con Borriello ed entra colpevomente anche nell’azione del 3-2 finale. Insomma, il tirocinio per arrivare all’accettabilità è ancora decisamente lungo. Gli verrà concesso il tempo per farsi le ossa? A muscoli, manco a dirlo, è già al….Top.

Parra – O mamma… Imbarazzante nei 53 minuti giocati e prova clamorosa di quanto a volte, gli allenatori si complichino la vita con scelte cervellotiche. Se hai Denis, lo fai giocare anche zoppo, piuttosto che mandare in campo una zanzara e pure miope. Facundo si macchia infatti di due grossolani errori davanti a Sorrentino prima che l’ex Napoli ed Udinese entri in campo e faccia l’esatto contrario di chi lo ha, indegnamente, preceduto. Non sempre in Argentina si pesca bene: questo, ad occhio, sa molto di triglia tutto spine.