Lazio, Lotito: «Non vendo i miei gioielli. Juventus…»

Iscriviti
© foto www.imagephotoagency.it

Lunga panoramica biancoceleste del presidente tra calciomercato e progetti.

LAZIO JUVENTUS LOTITO – Ad una settimana dalla sfida di Supercoppa Italiana contro la Juventus, Claudio Lotito ha tracciato un primo bilancio del lavoro svolto quest’estate: «Diciamo che stiamo cercando di allestire una squadra ancora più competitiva salvaguardando gli equilibri economico-finanziari di una società che, vorrei ricordare, parte svantaggiata rispetto alle concorrenti. Ogni anno dobbiamo onorare una rata di tasse non pagate dalla precedente gestione con il Fisco per 6 milioni di euro. Significa accollare sui conti della Lazio la cifra equivalente del bilancio di un club di serie B», ha dichiarato il presidente della Lazio ai microfoni del “Corriere dello Sport”, dove ha discusso anche dell’importanza del match contro la Juventus: «Non sono abituato a fare pronostici. Sarà una partita difficilissima. Affrontiamo la squadra più forte del campionato e che è diventata ancora più forte dopo lo scudetto. Ma, come Lazio, siamo convinti di non voler diventare gli agnelli sacrificali. Mi auguro sia una partita vinta sul campo. Se la squadra si presenterà determinata, unita, concentrata come è accaduto nella finale di Coppa Italia con la Roma oppure nel 2009 a Pechino con l’Inter di Mourinho, allora l’impresa diventerà possibile. Mi auguro prevalga, sotto forma di risultato, il merito».

Lotito poi è tornato sulla polemica per la definizione del luogo dell’evento e con Andrea Agnelli per la ripartizione dell’incasso: «Poter giocare la finale di Supercoppa a Pechino avrebbe dato un respiro internazionale all’evento e una possibilità di sviluppo importante per una società come la Lazio. In un momento di contrazione economica come quello che vive il nostro Paese avrei preferito Pechino per sviluppare sinergie, per la valorizzazione del marchio e per altri aspetti importanti nella vita della società. La Lega ha stabilito che d’ora in avanti l’Olimpico, inteso come stadio nazionale del Coni, possa diventare la sede fissa della Supercoppa come già succede per la Coppa Italia. Questo è un orientamento. Resta da risolvere il problema con la Cina e gli adempimenti legati all’ultimo anno di contratto. Proteste Agnelli per la ripartizione dell’incasso stabilita dal Consiglio di Lega? Rispetto a un mese fa spero che le tensioni si siano attenuate. Siamo già a 44 mila biglietti venduti, manca più di una settimana alla partita, speriamo che lo stadio Olimpico si riempia e non è poco considerando il 18 agosto a Roma. Se pensiamo che la Juventus fattura 250 milioni di euro l’anno dovrei dire che stiamo discutendo di quisquilie… E poi scusate, se si è discusso non è mica una responsabilità della Lazio…».

Il patron biancoceleste ha poi parlato di Stefano Mauri e di calciomercato: «Allo stato attuale c’è una sentenza di primo grado di un organo come la Disciplinare che ha inflitto uno stop di sei mesi. Mi auguro che attraverso l’iter giudiziario sportivo Mauri riesca a dimostrare come sono andate realmente le cose. La verità non può essere quella che una persona riferisce di aver ascoltato da un’altra persona senza trovare riscontri nella realtà dei comportamenti. Non mi basta sapere che Zamperini e Mauri si sono fatti 80 telefonate per condannare una persona se non so cosa si sono detti. Spesi 26 milioni sul mercato? Significa che abbiamo la volontà di accrescere le potenzialità e la qualità della squadra. Vogliamo renderla più competitiva. Dipenderà molto dalla resa dei giocatori. I gioielli devono restare con noi. Tutte le azioni di mercato sono sempre state funzionali alla crescita della squadra. E’ successo di aver venduto alcuni giocatori, gli ultimi sono stati Kolarov e Lichtsteiner, ma soltanto perché lo avevano chiesto loro. E quelle risorse vennero reimpiegate per accrescere ed alzare la qualità e il livello della squadra. Noi siamo sul mercato 365 giorni l’anno h24. Il negozio è aperto, non ho un orario in cui devo per forza alzare o abbassare la saracinesca. Faccio un esempio. Felipe Anderson lo volevamo e lo abbiamo trattato a gennaio, poi è arrivato a luglio. Il mercato è in funzione di ciò che succede, per migliorare la squadra non ci siamo mai tirati indietro. Ma un eventuale ingresso non è legato alle necessità. Perea? Sarà un giocatore della Lazio, è già stato acquistato, bisogna liberargli il posto. Stiamo lavorando per questo, lo tessereremo sicuramente. Ci sono stati degli intoppi e degli imprevisti. Succede quando uno ti dice una cosa e poi non la fa. Io se prendo un impegno lo onoro. Purtroppo non è così per tutti, ma risolveremo tutto. Hernanes? Come abbiamo già fatto per tanti altri giocatori, dopo la fine del mercato ci metteremo intorno a un tavolo e vedremo il da farsi. Esiste uno spirito di collaborazione, c’è un buon rapporto con il giocatore e con chi lo rappresenta, lo abbiamo constatato anche in tempi recentissimi. C’è da parte nostra la volontà di proseguire e mi sembra ci sia anche dall’altra parte. Sono convinto che non si creeranno contrapposizioni. Ad oggi nessuno ha bussato alla porta, non mi fascio la testa prima di essermela rotta. Sono abituato a pormi un problema quando esiste, non prima. Posso soltanto rispondere che la società non ha l’obiettivo di disfarsi di Hernanes, tutt’altro. Non c’è questa possibilità, non l’ho messo in vendita e mi sembrava di essere già stato chiaro. Kokak? E’ giovane, vede che alla Lazio non ha tanto spazio, ha ambizioni di giocare titolare, con maggiore continuità, come ha fatto in Europa League, dove è stato il capocannoniere del torneo. Passa attraverso la volontà di Kozak l’ipotesi di cessione. Ma ho sempre detto che qualsiasi azione di mercato dev’essere in funzione di una crescita della squadra, non può essere una diminutio. Quindi, se accadrà, nuove risorse verranno utilizzate per migliorare. Se Preziosi mi ha proposto Gilardino? Non lo so, è un amico, con Enrico (il presidente del Genoa, ndr) di battute se ne fanno tante. E poi se dovessimo dare retta a tutti i giocatori che sono richiesti o che sono offerti… Posso dire che abbiamo le idee chiare, sappiamo cosa fare e quello che serve, ci muoveremo di conseguenza».

Lotito ha poi parlato del rapporto con il tecnico Vladimir Petkovic: «Io chiedo all’allenatore di far esprimere la squadra al 100 per cento. Una qualità di gestione all’insegna della qualità della squadra. Deve portarla alle condizioni e alla concentrazione giuste per potersi esprimere al massimo. Sappiamo quali sono gli obiettivi e le difficoltà. L’importante è esprimersi. Abbiamo un buon rapporto con l’allenatore. E’ un rapporto di rispetto, di considerazione, di stima reciproca e su questa base bisogna creare insieme un percorso per la crescita e il rafforzamento della Lazio, senza alcun retropensiero. Con Petkovic c’è assonanza totale. Vede la squadra come un collettivo, non ci devono essere ruoli di primedonne, il valore assoluto è quello del gruppo. Parlo di sinergia, di rapporto simbiotico: se viene meno c’è una preminenza del valore individuale».

Sul lavoro con i giovani in ottica futura e le prospettive dell’esperto Klose, Lotito ha concluso: «Io questo tipo di politica l’ho cominciata a fare nel 2004. La società ha seguito un percorso, ora abbiamo un giornale, una radio, una televisione tra le migliori del settore per rendere più appetibile il prodotto Lazio, ma anche per avere maggiore appeal nei confronti dei giovani calciatori. Guardate Keita e poi Tounkara, ora Seck. Questo è il terzo ragazzo che viene a Formello dal Barcellona, non una squadra qualsiasi, significa che abbiamo appeal. E che c’è una capacità organizzativa importante. Io so perché. La filiera, la catena di comando, è molto corta, limitata, ristretta, così porta ad un’efficienza e a una programmazione che aiuta nel raggiungimento dei risultati. Klose resterà? Ci auguriamo, se mantiene questa forma, che possa continuare a giocare con la Lazio, ma dipenderà solo ed esclusivamente da lui».