Ranieri: «Via dalla Juve per Cannavaro. Il gol di Pazzini? Lo ricordo»

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Il manager italiano: «Mourinho? Storia datata»

«Io quello che penso è che ho fatto 15 punti e con altri 25 mi salvo. Poi è vero che la Premier quest’anno sembra aperta e incerta, il City dovrebbe far la parte del leone ma non penso che Van Gaal sbagli il secondo anno di fila così facilmente. Poi vedi certi risultati, noi abbiamo battuto il West Ham che aveva vinto in casa dell’Arsenal e contro il City. C’è incertezza quest’anno in Premier». Claudio Ranieri, in una lunga intervista rilasciata al Corriere dello Sport, sceglie la via del basso profilo per commentare l’ottimo avvio di stagione del suo Leicester, senza dubbio la sorpresa della Premier.

IN CRESCITA – Da ex tecnico, tra le altre, di Roma e Juve, Ranieri promuove la Serie A: «E’ in grande ripresa. Stiamo tornando competitivi. I soldi fanno le squadre competitive, è sempre stato così. C’è stato un periodo in cui eravamo noi a dettare legge, portavamo due squadre in finale di Champions League. Poi, lo scenario è cambiato. E ora sta ricambiando. Certo, non si può ottenere tutto dall’oggi al domani, ma in Italia crediamo di farlo: vediamo la Juventus, grandissima squadra, grandissima dirigenza, però non si possono perdere tre giocatori come Pirlo, Tevez e Vidal e non risentirne pur rimpiazzandoli bene. Ora, Allegri deve avere il tempo di riassemblare e far capire bene ai nuovi quello che vuole. La società più importante in cui ho lavorato? La Juventus. Non c’era la dirigenza di adesso, c’era un aria di rinnovamento, ma il peso della società lo respiravi tutto»

DIVERSITA‘ – Due modi, tra Italia e Inghilterra, di concepire diversamente il calcio: «Ci si allena diversamente. Prendete noi in Inghilterra: al Leicester dopo la partita riposiamo, facciamo due giorni di allenamento, poi un altro di riposo e poi altri due in campo. E mai un doppio. Quando c’è la sosta della nazionale si lavora lunedì, martedì e mercoledì, poi quattro giorni di riposo. L’Atletico Madrid, per dirne una, so che si allena tutti i giorni e fa due doppi. La differenza quale è? Parlo dei miei: loro sono giovani, vogliono arrivare e in ogni seduta di allenamento danno il 120 per cento, con la stessa intensità per l’ora-l’ora e mezza in cui si lavora. Lì, nella loro testa, non c’è l’allenamento, sono tutte partite. E guardate che è così anche in Germania: io quest’anno ho avuto tempo di girare un po,’ ho visto il Dortmund, il Leverkusen e l’Augsburg: tremila all’ora in ogni allenamento. In Italia questo non lo facciamo»

IN CRISI – Un ex nemico di Ranieri, Josè Mourinho, non se la passa bene: «No, per carità, lo ho già detto e ci tengo a ripeterlo. Io guardo sempre con simpatia alle squadre che ho allenato. E la storia con Mourinho è assolutamente datata. Direi antica».

GRAZIANO – Alla ripresa, il tecnico romano si ritroverà di fronte Pellè: «Lui è esploso in Olanda con Koeman che poi se lo è portato e ha continuato a fare molto bene. Ha tutte le carte in regola per continuare a crescere ancora. Top club? Per me sì: chi segna così in Premier può giocare ovunque». 

LA JUVE – «Con la Juve – prosegue Ranieri – è finita quando ho deciso che finisse. E devo dire che le mie storie con i club le ho sempre finite io. Non eravamo più d’accordo sui piani di mercato. Mi fu detto che i giocatori li decidevamo e prendevamo in tre: io, il ds Secco e l’amministratore delegato Blanc. Arrivò una scelta su cui non concordavo, mi dissero che loro due invece erano d’accordo. E io risposi: “Benissimo, allora vado via io”. Poi che mi esonerarono a due giornate dalla fine conta poco. Diego? No, ma ha senso fare nomi? Posso anche dirlo, era Cannavaro. Era un grande giocatore, ma io facevo un discorso di linearità, non mi sembrava giusto: erano scesi in B in sei riportando la squadra in A. Perché riprendere uno che intanto era andato al Real e avevo vinto uno scudetto? Poi fece anche bene Cannavaro, il mio era un discorso di correttezza. E non c’entra lo spogliatoio». 

LA ROMA – Capitolo giallorosso: «Totti? Francesco è una persona stupenda. Io dico che Altafini entrava un quarto e faceva gol. Totti ha una anche una grande intelligenza e sa che dovrà gestirsi così. Io ho avuto e ho un gran bel rapporto con lui. E su quei sei minuti di Genova abbiamo anche scherzato. Ce ne mise venti per essere pronto… Prendemmo un gol e andammo in barca. Escludo altro. Guardate io ho un pregio, l’aria delle mie squadre la respiro prima, sento le cose. E già nel ritiro estivo avevo parlato ai ragazzi dicendo che non sentivo più la stessa atmosfera: “sono più tifoso di voi, se il problema sono io ditelo”. Mi risposero: “ma stai a scherzà?. Il gol di Pazzini? Me lo continuano a chiedere a Roma, senza pensare che di punti ne perdemmo tanti: ne facemmo 1 con il Livorno che retrocedette quell’anno. Il cambio Totti – De Rossi nel derby? Non avevo pensato all’immagine della mia crocifissione in fondo a via dei Gladiatori… Scherzo. Conta il bene della squadra e in quella partita le cose non stavano andando come le avevo pensate. Si saranno anche seccati, spero. Ma quando vincemmo facevano festa con gli altri»