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Bundesliga

Scarpa d’oro, la gioia di Lewandowski: «Sono come il vino. E non ho ancora finito»

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Lewandowski

L’attaccante del Bayern Monaco Robert Lewandowski ha parlato dopo la consegna della Scarpa d’oro

Robert Lewandowski, attaccante del Bayern Monaco, ha ricevuto ieri la Scarpa d’oro e in una intervista a La Gazzetta dello Sport ha espresso la sua gioia per questo premio.

NON FERMARSI – «Voglio ancora mostrare quel che so fare, posso segnare molti gol e vincere altri trofei. Ora ho ancora più esperienza e ho affinato le mie qualità, voglio ancora giocare e vincere a lungo. Per molto tempo non ho creduto di poter ottenere il record di Gerd in Bundesliga. Per questo ringrazio i compagni e la famiglia. Mia moglie Anna. È un grande supporto e una motivazione quando le cose vanno male. Ma ora non pensiamo a quello che è successo, ma a quello che può ancora succedere». 

PROSSIMA SCARPA D’ORO – «Ovviamente sta arrivando una nuova generazione, ma ho esperienza e capacità. La stagione è appena iniziata. In attacco ci sono molti giocatori forti e bravi, pronti a farmi concorrenza ma o resto qui per lottare. E ci saranno ancora tanti gol da fare per il mio team». 

MESSI E CRISTIANO – «Io competo sempre con me stesso. Non comparo i miei numeri e gol con Leo e Cristiano, sono grandissimi giocatori, che continuano a fare grandi cose, ho grande rispetto nei loro confronti. Ma, ripeto, anch’io voglio continuare a mostrare quel che so fare, non importa quanto sarà difficile, ma voglio continuare sulla strada per il successo». 

BENZEMA – «Karim è un grandissimo attaccante, specie per come lavora per la squadra, lui fa sempre la cosa giusta per gli altri, non si focalizza solo sui suoi gol, è importante per il gioco collettivo». 

IPOTESI REAL MADRID – «E’ vero che mi sono incontrato una o due volte col presidente del Madrid Perez, dopo dei match a Madrid, e non dico di più». 

ITALIANE IN CHAMPIONS – «Non conosco molto la situazione dei club italiani, so che hanno cambiato molto. Ho degli amici alla Juventus (Szczesny, ndr) ma so che gli italiani sono sempre pericolosi. E in Champions può succedere di tutto». 

IDOLO – «Da piccolo Thierry Henry a Barcellona e all’Arsenal. Ma devo ringraziare i miei genitori: mi hanno sempre sostenuto, non si trattava di diventare un calciatore professionista. Si trattava del fatto che ero il ragazzo felice a cui piaceva il calcio. Hanno fatto molto per me, mi hanno aiutato a essere felice, hanno speso tempo per me, per i miei sogni, per il mio piccolo team». 

ESPERIENZA – «La mia esperienza è preziosa. Mi sento anche molto bene fisicamente. I miei test fisici sono ottimali. Ciò significa che il mio corpo mi permette di giocare a questo livello ancora per qualche anno. Non mi sento vecchio. Spero di fare come il vino…».