Luis Alberto il trasformista: ecco come ha cambiato se stesso e la Lazio

Luis Alberto Lazio
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La stagione di Luis Alberto è semplicemente magnifica: ecco come lo spagnolo ha cambiato il suo modo di giocare

Se oggi si votasse il miglior calciatore della Serie A 2019-2020, ci sono pochi dubbi sul fatto che Luis Alberto meriterebbe la vittoria a mani basse. Il talento spagnolo ha raggiunto un livello quasi impronosticabile, e insieme a Immobile è diventato uno dei principali leader di una Lazio che, prima che lo sport si fermasse, stava provando a scrivere la storia.

In particolare, sorprende la completezza oggi raggiunta, visto che Luis Alberto è un tipo di calciatore che fino a un paio di stagioni fa sembrava avere diversi limiti strutturali. Lo spagnolo, infatti, pagava caratteristiche fisiche piuttosto al di sotto per quanto riguarda gli standard del calcio odierno. Andava in grossa difficoltà su distanze medio-lunghe, e spesso lo si vedeva stremato nella seconda parte di gara. C’era la sensazione che per farlo incidere maggiormente avesse bisogno ricoprire porzioni di campo piuttosto ridotte, per mascherare i suoi grossi limiti atletici. Oggi invece è cresciuto in tutto e per tutto.

Come e dove giocava nel 2017-2018

Per quanto l’enorme cifra di assist (12 fin qui) sia il primo dato che viene in mente quando si pensa alla stagione di Luis Alberto, va sottolineato che ha sempre avuto numeri elevatissimi in zona di rifinitura. Senza andare troppo lontano, vanno ricordati i 14 assist della stagione 2017-2018 (con in più ben 11 gol). Analizzando la Lazio di quell’anno si può osservare come i compiti tattici dello spagnolo siano mutati molto, e ciò fotografa bene l’evoluzione dell’ex Deportivo.

Quella squadra si disegnava con un 352/3421 in cui lo spagnolo era essenzialmente una seconda punta/trequartista. Luis Alberto agiva sul centro-sinistra, zona di campo in cui si muoveva anche Milinkovic-Savic, il quale si connetteva in continuazione con il compagno: dalla loro associatività su quel lato dipendeva la quasi totalità della pericolosità biancoceleste. Vedevamo in continuazione dialoghi sul breve tra i due, con Immobile delegato ad aggredire la profondità.

Lo scaglionamento della Lazio 2017-208. Milinkovic-Savic e Luis Alberto giocano molto vicini tra di loro.

Luis Alberto aveva quindi compiti molto più “specifici” rispetto ad oggi. Occupava quasi esclusivamente zone avanzate del campo, senza abbassarsi più di tanto per aiutare la risalita del pallone. Era “solo” un rifinitore che agiva sulla trequarti, con il dovere di fare la differenza nell’ultimo passaggio e creare così occasioni da gol. Già in quell’annata si vide che era un fantasista sensazionale, con numeri record per la sua carriera: 0.37 Expected Assists per 90′. Inoltre, giocando in zone offensive, anche in fase di finalizzazione aveva dati più alti rispetto a quelli di oggi: 0.25 Expected Goals per 90′.

Insomma, il Luis Alberto letale in zona assist non lo abbiamo certo scoperto quest’anno. Piuttosto, nel corso della stagione 2019-2020 è aumentata drasticamente la sua incidenza anche nelle altri fasi di gioco.

Luis Alberto è vitale nella manovra

Oggi, da mezzala sinistra, Luis Alberto ha un peso nella manovra che è cresciuto in maniera evidente, e i dati ce lo dimostrano: effettua 61.7 passaggi per 90′, mentre nel 2017-2018 ne faceva poco più di 53. Luis Alberto ha cambiato la struttura tattica laziale, che oggi nelle fasi di possesso consolidato si può sintetizzare con un 325. Lo spagnolo si abbassa quasi come secondo mediano vicino a Lucas Leiva, mentre Milinkovic-Savic occupa il mezzo spazio destro vicino a Immobile e Correa/Caicedo.

lazio luis alberto 325

La disposizione tipo della Lazio di Inzaghi. 325 con i quinti che danno ampiezza: tutti e 5 i corridoi verticali occupati, mentre Luis Alberto resta più bloccato.

Oggi, Luis Alberto è vitale nel far risalire la Lazio con la palla. I suoi costanti movimenti a venire incontro consentono ai biancocelesti di uscire dal pressing avversario, soprattutto quando Lucas Leiva è marcato. Se i biancocelesti sono sensibilmente migliorati nel palleggio arretrato, molti meriti sono dello spagnolo, che è sempre bravo a dare una soluzione di passaggio ai difensori. Dopo che riceve, fa progredire l’azione tramite conduzioni, cambi di gioco o filtranti tra le linee: insomma, è la pedina fondamentale che consente alla Lazio di iniziare l’azione da dietro ed arrivare nella trequarti avversaria.

In Lazio-Inter, per esempio, Conte aveva studiato un meccanismo ad hoc per ostacolare la costruzione biancoceleste. Lukaku e Lautaro si dovevano occupare rispettivamente di Acerbi e Lucas Leiva, mentre le mezzali uscivano sui terzi di difesa (Radu e Luiz Felipe). Tuttavia, i nerazzurri non riuscivano mai a leggere i movimenti di Luis Alberto, che abbassandosi consentiva di superare il pressing avversario. La Lazio ha così costruito con efficacia e qualità da dietro.

Nessuno accorcia su Luis Alberto, che si abbassa addirittura dietro a Leiva. La Lazio supera bene il pressing interista

Questa giocata è ormai una costante delle partite della Lazio, si tratta infatti di una delle situazioni tattiche più importanti per Inzaghi. Eppure, gli avversari non riescono mai a leggerla, con i biancocelesti che sono costantemente bravi a trovare il varco per servire lo spagnolo alle spalle del pressing rivale. Se ciò avviene con frequenza, molti meriti sono di una squadra che è molto brava a palleggiare dal basso e a creare spazi dietro le linee avversarie: questo è un aspetto sottovalutato nei biancocelesti, spesso esaltati solo per la velocità delle ripartenze (mentre invece sanno anche palleggiare con qualità). Inoltre, Luis Alberto ha una grande sensibilità tattica nel leggere la zona in cui può dare vantaggi a compagni, visto che si muove letteralmente a tutto campo.

Un esempio ce lo dà il match del Tardini: inizialmente, la Lazio faticava a manovrare da dietro, con Hernani tanto aggressivo quanto puntuale nell’accorciare su Luis Alberto. Lo spagnolo, allora, ebbe la lucidità di spostarsi sul centro-destra, per sfuggire alla marcature di D’Aversa. Questo accorgimento aggiustò la squadra e mise in grossa difficoltà il Parma, che non riuscì più a prendere le misure ai biancocelesti.

Luis Alberto spostato a destra. Nessun giocatore del Parma riesce a leggere il cambio di posizione dello spagnolo, con la Lazio che quindi supera il pressing avversario.

Eppure, nonostante Luis Alberto si abbassi molto di più rispetto al passato, continua ad avere numeri elevatissimi come rifinitore, toccando una valanga di palloni in zona offensiva. Lo spagnolo effettua 0.32 Expectd Assists per 90′ e 2.91 passaggi chiave per 90′ (addirittura record in carriera). Ha quindi un’incidenza enorme in tante fasi di gioco della squadra: dà ordine alla Lazio con la palla gestendo l’uscita dal basso, ma è anche il profilo che fa la differenza nella trequarti avversaria. Gioca a testa alta, mostrando costantemente la calma necessaria per fare la scelta giusta che possa favorire i compagni.

Pur partendo da una posizione più arretrata (come abbiamo visto, è spesso vicino a Lucas Leiva), ha una grande capacità nel leggere il momento esatto in cui “sganciarsi” in avanti, muovendosi tra le linee. Gli avversari faticano a leggere questi movimenti improvvisi, con lo spagnolo che di conseguenza riceve palla in zone del campo in cui può fare la differenza.

Qui, per esempio, Luis Alberto legge bene lo spazio davanti a sé, con Patric che premia il suo movimento.

Insomma, se fino a un anno fa pensavamo a Luis Alberto principalmente come un rifinitore che si muove nella trequarti avversaria, oggi ammiriamo un calciatore che fa la differenza in tante zone del campo e in differenti fasi di gioco. In certi aspetti, poi, è cresciuto in un modo quasi imprevedibile.

La crescita atletica

Dal punto di vista fisico, la crescita di Luis Alberto è infatti evidente: se una volta lo spagnolo soffriva tantissimo il contatto con l’avversario e le distanze larghe, oggi appare molto più efficace e sicuro dei propri mezzi. Per esempio, le sue progressioni palla al piede sono preziose per la Lazio, visto che consentono alla squadra di guadagnare parecchi metri. Quando riceve alle spalle della pressione avversaria (e ha campo davanti a sé), effettua conduzioni molto eleganti e belle da vedere, con il pallone attaccato al piede ben nascosto agli avversari. Inoltre, sa usare ottimamente il corpo per resistere al contatto fisico, circostanza che fino a qualche anno fa era un suo grosso handicap.

Non a caso, molte sue statistiche sono aumentate in maniera evidente nel corso di questa stagione. Luis Alberto vince 2.2 dribbling su 3.2 tentati, che è per distacco la percentuale più alta della sua carriera. Inoltre, rispetto al passato, tenta molte più volte il contrasto, con 3.2 tackle per 90′.

Va evidenziato anche il suo lavoro in fase di non possesso: d’altronde, la Lazio gioca con tantissimi uomini offensivi in campo, è quindi necessario sacrificio da parte di tutto l’undici per avere equilibrio. Rispetto alle altre big, i biancocelesti non amano pressare in avanti, anzi sono soliti optare per un baricentro medio-basso. In quei casi, Luis Alberto – che fa la mezzala sinistra nel 532 – deve essere pronto a scivolare sul laterale avversario quando l’avversario allarga il gioco.

I biancocelesti difficilmente contendono il possesso quando l’avversario palleggia da dietro, lo scopo è quello di indirizzare le linee di passaggio verso l’esterno. Quando il pallone arriva in fascia, scatta il pressing, con la Lazio che scivola sul lato palla. In quei frangenti, Luis Alberto e Milinkovic-Savic (le due mezzali) palesano generosità e attenzione in fase di non possesso.

lazio luis alberto

Nella Supercoppa, il blocco difensivo della Lazio stroncò la pericolosità della Juve, che trovò pochi spazi. Nella slide sopra si vede il 532 biancoceleste: centro bloccato, con Luis Alberto che esce su De Sciglio.

Insomma, Luis Alberto non solo ha conservato tutti i pregi che lo rendono un rifinitore sublime, ma è anzi riuscito ad arricchire sensibilmente il proprio gioco migliorando in tanti aspetti. Inzaghi dispone di un calciatore con pochi precedenti, che sa tramutare la propria forma in base al contesto e che – grazie a una tecnica e un’intelligenza fuori dal comune – ha una centralità enorme in tutte le fasi di gioco della Lazio.