Maicon, Benatia e Strootman blindano la Roma: ora deve funzionare

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Il lavoro di Garcia sulle motivazioni, l’apporto degli acquisti e le difficili scelte di Sabatini: servono conferme

SERIE A ROMA GARCIA – Giallorossi al comando della classifica, dato che seppur non rilevante dopo sole tre giornate dall’inizio del campionato infonde quell’entusiasmo vitale per una piazza frustrata dagli eventi delle ultime due stagioni: dove il sogno legato al nuovo corso statunitense si era scontrato con una realtà ben al di sotto di ambizioni e speranze che avevano fatto da corollario all’avvento di Pallotta e soci.

L’INVERSIONE DI TENDENZA – Non è mai superfluo premettere come questa Roma abbia giocoforza bisogno di conferme, peraltro contro avversari che possono vantare il suo spessore in termini di organico: già il derby di domenica prossima potrà rivelare i primi segnali indicativi. Chiarito quanto indicato al club giallorosso non mancano elementi di assoluta positività: innanzitutto il carattere e la personalità. L’emblema è proprio il secondo tempo di Parma: Roma meritatamente sotto nella prima frazione perché impacciata nella fase attiva del gioco e distratta in quella passiva, poi l’enorme reazione. Inattesa, se si pensa alla squadra degli ultimi due anni, principale motivo di innovazione oggi grazie alla capacità di invertire un risultato negativo mantenendo la calma necessaria e sfruttando trame di gioco già ben individuabili.

GLI UOMINI DELLA SVOLTA – Dell’aspetto appena enunciato va dato ampio merito al lavoro di Rudi Garcia, che in un tempo molto breve ha saputo agire sulle motivazioni della squadra. Un ruolo altrettanto considerevole lo ha giocato l’inserimento dei neoarrivi: su tutti quelli di Maicon, Benatia e Strootman. I primi due hanno blindato la fase difensiva – il brasiliano aggiunge le sue proverbiali discese sulla corsia destra – e garantito quel surplus in termini di mentalità che attualmente sta facendo la differenza; così come Kevin Strootman, classe 1990 ma con carisma da vendere, padrone del centrocampo perché abile in tutte le fasi di gioco. E’ un dettaglio ma la modalità con cui ha calciato il penalty del definitivo 1-3 la dice lunga sui suoi valori.

GLI ALTRI INNESTI ED UN GRUPPO RITROVATO – Il resto, per quanto concerne i neoarrivi, lo hanno fatto De Sanctis e Ljajic: l’ex portiere del Napoli – pur non essendo un fenomeno – dà senz’altro più garanzie rispetto ai suoi predecessori mentre Ljajic si è rivelato un predestinato andando a segno nella gara d’esordio (e che gol!), non trovando spazi e posizione nella prima di titolare in quel di Parma ma rappresentando senz’altro quel profilo di talento che può fare la differenza nel medio termine. Il gruppo nel suo complesso è ritrovato: si va da un De Rossi con la grinta dei tempi migliori a capitan Totti ancora decisivo, passando per i vari Pjanic (la vera mente della squadra), Florenzi (due gol nelle prime tre gare) e compagnia dicendo. Merito al direttore sportivo Sabatini che, dopo un anno disastroso anche a livello personale, ha creato una squadra apparentemente competitiva pur sotto l’obbligo di perseguire l’attivo di bilancio. Ora i riscontri: è bene che la Roma ragioni con la certezza di non aver compiuto ancora nulla.