Ora se ne accorgono tutti: al Napoli manca una punta

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Le ragioni della prima sconfitta stagionale: manca un attaccante ma non i motivi per sorridere

CHAMPIONS LEAGUE NAPOLI – Il Napoli perde (male) all’Emirates Stadium ritornando sulla Terra dopo l’eccellente avvio di stagione: si può perdere bene, viene da domandarsi? Sicuramente no sul piano del risultato, probabilmente altrettanto in termini di morale, ma sicuramente sì sotto il profilo della prestazione. Ed al Napoli è mancata proprio questa.

APPROCCIO SBALLATO, POI IMPOSSIBILE RECUPERARE – Non affatto impossibile immaginare una sconfitta in quel di Londra – e ci mancherebbe, umiltà signori – ma è l’approccio alla gara a destare preoccupazione: il Napoli ha di fatto dimenticato di scendere in campo lasciando non spazi ma praterie alle offensive inglesi che non hanno trovato opposizione nel tramutarsi in gol. Le mezzali dell’Arsenal passavano ovunque e la prima fetta di gara si è rivelata un vero e proprio incubo per gli uomini di Benitez: tramortiti dalla classe di Ozil, dal moto perpetuo di Ramsey e da una squadra che quando gira va a mille all’ora, il Napoli non avrebbe mai potuto reagire nella ripresa. A determinati livelli, questi livelli, l’inversione di tendenza non passa per una mera scintilla quanto invece per una proposta di gioco strutturata che ieri il Napoli non ha saputo mettere in campo.

AL NAPOLI MANCA UNA PUNTA – Detto e ridetto di alcune evidenti lacune difensive, l’impressione personale è sempre stata quella che al Napoli – soprattutto in relazione alle difficoltà della doppia competizione – mancasse un attaccante: un riferimento offensivo che potesse fungere all’occorrenza da vice Higuain (vedi nella partita di ieri) o schierarsi nel 4-2-3-1 di Benitez a supporto del centravanti argentino. Perché no infine utile anche in tandem con El Pipita in un Napoli targato 4-4-2, entrambe queste soluzioni – le due ultime – decisamente offensive ma volte ad una squadra straripante. Era proprio Jackson Martinez il profilo ideale: individuato dalla dirigenza proprio per svolgere il ruolo che fu di Eto’o nell’Inter di Mourinho, le pretese del Porto hanno sconsigliato il closing della trattativa. Da qui la decisione di virare sul punto interrogativo Duvàn Zapata: una scommessa (si auspica vincente per le sorti del Napoli), sarebbe forse stato più indicato ricorrere ad una via di mezzo tra i due colombiani.

TANTI I MOTIVI PER SORRIDERE – Ad ogni modo vietato fasciarsi la testa: il Napoli c’è ed a dimostrarlo sono i numeri del suo straripante avvio di stagione. Sei vittorie ed un pareggio sulle sette gare disputate in campionato, con lo stop casalingo contro il Sassuolo da prendere essenzialmente per quello che è: un incidente di percorso. Dall’altro lato la vittoria di San Siro sul Milan ed una capacità di trovare soluzioni offensive mai effettivamente limitata. La gemma viene dalla Champions League: i vice campioni d’Europa del Borussia Dortmund si sono dovuti inchinare alla veemenza partenopea tra le mura amiche del San Paolo rimettendoci punti e nervi. La sveglia, nel senso metaforico del termine, arriva da Londra: work in progress dunque, ma piano con gli eccessi cari analisti. Il Napoli non era imbattibile dopo la doppietta Borussia-Milan e non è composto da brocchi oggi: la squadra c’è, può crescere e migliorarsi per recitare il ruolo da protagonista al quale quest’anno sembra chiamata.