Roma: Baldini, lei cosa pensa di Sabatini?

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Nel Carnevale romano, anticipato di una decina di giorni rispetto alla sua scadenza naturale, alla fine ha pagato Zeman. L’unico che, probabilmente, non aveva maschere da gettare. La disfatta casalinga subita dal Cagliari ha rappresentato il culmine di una settimana improbabile, servendosi di un eufemismo: l’esonero del tecnico boemo, non esente da colpe, non nasconde però l’inadeguatezza mostrata dai vertici dirigenziali.

IL PASTICCIO DI SABATINI – Tecnicamente spiegato giorni fa, anticipando di fatto un esito già scritto, oggi si vuole ricalcare come il direttore sportivo della Roma abbia letteralmente perso la situazione dal proprio controllo. Un vecchio detto recita: “I panni sporchi si lavano in casa”. Un assunto che resta d’attualità: lecito considerare la posizione di tutti, interrogarsi sui risultati e procedere a valutazioni sull’operato di ogni parte di un club, di un’azienda, di una realtà lavorativa. Infruttifero ed errato invece manifestare pubblicamente il tutto quando le decisioni non sono ancora state assunte. La frase “Stiamo contemplando l’ipotesi della sostituzione dell’allenatore” non trova ragione d’essere: tardivo poi il pentimento –  “Ho un linguaggio diretto e me ne assumo le responsabilità” – ed imbarazzante la retromarcia “Vogliamo combattere le nostre battaglie insieme a Zeman”, quando il destino del boemo era già stato scritto a caratteri cubitali.

UN MERCATO TROPPO RISCHIOSO – La partita che ha segnato il punto di non ritorno della seconda esperienza giallorossa di Zdenek Zeman – anticipando un divorzio annunciato – è data dal crollo casalingo inflitto dal Cagliari. Un’occasione in cui si sono sicuramente consacrati i limiti della proposta zemaniana, essenzialmente nell’insistenza su calciatori le cui alternative risultano più affidabili. Valutiamo un attimo però la linea difensiva a disposizione del tecnico boemo: complici l’assenza per infortunio di Balzaretti e il periodo di ambientamento che si deve al neoarrivo Torosidis, al tecnico restavano Piris, Marquinhos, Castàn, Burdisso e Dodò. Fatta eccezione per il centrale argentino, al vaglio quattro difensori provenienti dal campionato brasiliano: sorvolando sui reali valori – campo d’indagine che resterà opinabile – era lecito immaginare punti interrogativi legati all’adattabilità in un torneo giocoforza più complesso rispetto alla realtà sudamericana. Non sarebbe stato consigliabile un mix tra scoperte ed usato sicuro?

CARO BALDINI, LEI COSA NE PENSA? – Su temi quali la conferma o meno di una guida tecnica – e dunque sulla validità di un intero progetto tecnico – sarebbe opportuno che a parlarne fosse il direttore generale. Effettivo tramite tra la squadra e la proprietà americana, che ha scelto di affidare le sorti del nuovo corso giallorosso ad un manager navigato quale Franco Baldini. Questa è la premessa. Se – in occasione della conferenza stampa che avrebbe dovuto presentare l’acquisto di Vasilis Torosidis –  l’intenzione fosse stata quella di mettere in dubbio il progetto, la responsabilità delle parole sarebbe spettata al direttore generale. Uno che, circostanza che gli va riconosciuta, ha sempre messo la faccia nei momenti più complessi, lasciando spazio agli altri nelle (poche) circostanze felici. L’impressione forte dunque è che si sia trattato di uno slancio, di un impeto da parte del direttore sportivo Walter Sabatini. Cosa ne pensa di tutto ciò, caro Baldini? Queste le brevi dichiarazioni del dirigente a margine dell’esonero di Zeman: “Non è lui l’unico colpevole, abbiamo scelto di cambiare”. Quali sono gli altri colpevoli? E sul calciomercato? Tornando indietro le scelte resterebbero immutate? La piazza giallorossa non può accontentarsi della decisione più facile e scontata: ok, salta Zeman, ma si aspettano risposte più dettagliate.