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Roma, botta e risposta Gasperini Ranieri: 9 mesi di frecciate e attriti. Tutti i retroscena e la verità su quanto successo
Roma, botta e risposta Gasperini Ranieri: i retroscena sul loro rapporto in 9 mesi di frecciatine e attriti. Cosa è successo
Dopo mesi di incomprensioni sotterranee, la tensione in casa Roma è definitivamente esplosa. A seguito della pesante sconfitta contro l’Inter e prima del successo rigenerante contro il Pisa, è andata in scena una vera e propria resa dei conti tra l’allenatore Gian Piero Gasperini e il senior advisor Claudio Ranieri. Al centro della bufera mediatica, le strategie di calciomercato e la gestione della rosa voluta dalla proprietà Friedkin. Lo riferisce il Corriere dello Sport.
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Le accuse di Gasperini e la dura risposta di Ranieri
Le scintille sono scaturite dalle dichiarazioni del tecnico giallorosso, che aveva evidenziato criticità strutturali evidenti: «Sono arrivati 30 giocatori negli ultimi due anni ma giocano in 4-5», aggiungendo che «Il target degli acquisti dev’essere Malen-Wesley». A questo, l’allenatore ha unito un dubbio sulla politica “verde” del club: «una piazza come Roma, che di campioni ne ha visti tanti, non so quanto possa recepire i giovani, e poi se ne metti tanti dentro il campo probabilmente abbassi anche le ambizioni della squadra».
La replica di Ranieri, a difesa del direttore sportivo Massara e della società, è stata immediata e durissima: «Io e lui abbiamo scelto i giocatori, non ce n’è stato uno che lui non abbia approvato o di cui non sapesse che sarebbe venuto. Tutto quello che abbiamo cercato di fare è stato dare all’allenatore una squadra che l’anno scorso è arrivata ad un punto dalla Champions con tanti giovani da valorizzare. Avevamo cercato 5-6 allenatori in estate, tre poi non sono venuti. E alla fine ha deciso la società».
Il nodo trattative e l’ipotesi di addio societario
Sulle scelte in sede di trattative, Ranieri ha voluto precisare le dinamiche degli acquisti mancati: «È troppo facile dire “solo Malen e Wesley” come ha fatto il tecnico, abbiamo preso anche Ferguson e si è perso del tempo dietro a Sancho, fino all’ultimo ci abbiamo provato e lui non è voluto venire. Alcuni giocatori non piacevano all’allenatore e non li abbiamo presi».
L’amarezza del dirigente emerge chiaramente parlando del proprio futuro nella Capitale: «Se mi piacerà continuare, continuerò. Se sarò interpellato, continuerò. Se non sarò interpellato, me ne andrò, non sto qui a fare il garante di nessuno. Sono il senior advisor della proprietà, non dell’allenatore. Amo la Roma, sono pronto a farmi da parte».
La contro-replica del tecnico e il paragone con l’Atalanta
Gasperini ha provato a smorzare parzialmente i toni, pur mantenendo fermo il punto sull’emergenza in attacco: «Ho lasciato libera scelta sui giocatori che non conoscevo. Ho chiesto due giocatori importanti, ne è arrivato uno. Perdevamo Shomurodov e non sapevo che si perdesse anche Saelemaekers. Per me era un punto fondamentale lavorare sull’attacco. Ho sempre picchiato sulla necessità di investire davanti. Poi purtroppo non è andata così. Ranieri era d’accordo con me. Binari paralleli? Io ne ho uno solo. Ci vedremo la prossima settimana, non ci sono mai stati screzi con lui».
Il paragone finale con il passato ha però riacceso gli animi. Alla frecciata di Ranieri sulla genesi dell’ingaggio («Abbiamo scelto Gasperini per quello che ha fatto all’Atalanta con i giovani»), l’allenatore ha risposto piccato difendendo il suo percorso precedente: «Sull’Atalanta sarebbe meglio non pronunciarsi, perché ha fatto cose straordinarie ed è stata competitiva da subito. E non era composta solo da giovani».