Roma: il pasticcio di Sabatini, tre strani giorni e un divorzio annunciato

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Tre giorni di ordinaria follia. Sono quelli vissuti in casa Roma in occasione della presentazione del neoacquisto Vasilis Torosidis – il laterale greco non ha colpe, s’intende – con le dichiarazioni sorprendenti (lasciamo stare altri aggettivi) del direttore sportivo Walter Sabatini, poi ritrattate ai microfoni di Roma Channel nel giorno seguente, dopo il colloquio con Zeman. Il terzo giorno, oggi, ha come punto d’interesse la solita conferenza stampa pre-gara del tecnico boemo.

GIORNO 1 – “La Roma ha scelto Zeman e Zeman ha scelto la Roma: il tutto con un entusiasmo incredibile, con la voglia di proporre un calcio dinamico, prepotente e mirato al dominio dell’avversario. In questo siamo riusciti in pieno, abbiamo il miglior attacco e lanciato tanti giovani, la nostra gente è felice di assistere a tale offerta calcistica. Oggi però siamo di fronte a risultati al di sotto delle aspettative, per cui contempliamo l’ipotesi di sostituire l’allenatore”. Firmato Walter Sabatini. A prescindere dalle notevoli contraddizioni di dichiarazioni del genere, il problema non è affatto questo. Le stranezze sono due: innanzitutto la confessione pubblica in merito a vicende quali le considerazioni sulla guida tecnica che dovrebbero giocoforza restare all’interno di una società; il seguito di tali parole, nel senso che a tali parole sembra impossibile che non segua poi un esonero dell’allenatore.

GIORNO 2 –  “Sono un uomo che parla un linguaggio diretto e me ne assumo tutte le responsabilità”. Firmato Walter Sabatini. Ben venga il linguaggio diretto, alle volte non se ne può più di conferenze stampa prive di contenuti e che seguono canoni prestabiliti ed il più delle volte noiosi. Il problema però arriva appena dopo: “Abbiamo rimosso il dubbio dopo aver incontrato Zeman, siamo soddisfatti e remiamo nella stessa direzione”. Tutto ciò un giorno dopo. La domanda è immediata: che bisogno c’era di spiattellare in pubblico tutta questa vicenda? Tardivo poi il tentativo di recuperare in extremis: “La posizione di Zeman non è delegittimata”.  Questo non si può raccontare: troppo tardi, la posizione di Zeman è irrimediabilmente delegittimata – anche e soprattutto agli occhi dei giocatori – ed è qualcosa che, a prescindere poi dalle legittime considerazioni future, andava oggi evitato. Se poi la scelta è risultata quella di proseguire con l’attuale guida tecnica.

GIORNO 0 E GIORNO 3 – Parte tutto dalla celebre conferenza stampa di Zdenek Zeman di una settimana fa quando si espresse in merito alle discusse dichiarazioni di Stekelenburg: “Abbiamo bisogno di un codice di comportamento, di regole che evitino comportamenti del genere”. La convinzione personale è di non inserire questa circostanza nei tre giorni di ordinaria follia: dichiarazioni forti, ok, ma che ci stanno tutte. L’obiettivo fu quello di dare un segnale forte, potente, a squadra ed ambiente. E in una piazza così particolare come quella romana ben venga.  Il giorno 3 è invece quello di oggi, con le parole di Zeman nella conferenza pre Roma-Cagliari­: “Il casino è finito, è nato tutto da un disguido della mia conferenza stampa di una settimana fa. La società ha capito il senso delle mie dichiarazioni”. Caro boemo, chi ti conosce sa che quelle dichiarazioni le ripeteresti forti e chiare. Nel bene e nel male, quando si sceglie Zeman, chi lo fa sa quale piatto prende. Il resto lo fanno le domande del caso: si è sentito vicino ad un esonero? Indotto alle dimissioni? Siamo di fronte ad uno Zeman2? La prossima partita è un esame? Ha mai pensato a lasciare? Quando si comincia così, di solito…