Roma stoppata dal mercato in uscita. E il tempo passa

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Il punto sul calciomercato della Roma: problemi in uscita rallentano la questione centravanti. Nei radar Dzeko e Mitrovic

Roma, da dove si riparte? Un indizio potrebbe arrivare dalla nota conferenza stampa indetta dal presidente James Pallotta lo scorso 16 giugno: tra i tanti temi una dichiarazione d’intenti, quella di dare fastidio alla Juventus e riproporsi con forza nelle vesti di candidata allo scudetto. Spazzando via le logiche remore di un Rudi Garcia tornato sulla terra al termine di una stagione emotivamente assai complessa.

DOVE DEVE MIGLIORARE LA ROMA – Tralasciamo per un attimo le opinioni e serviamoci dei numeri puri: la Roma ha chiuso il campionato al secondo posto della classifica con la seconda difesa del torneo – 31 le reti incassate contro le 24 della Juventus – ed al netto di qualche schiaffone ricevuto nelle coppe europee ha dimostrato una certa solidità complessiva. Quella che anche nei momenti bui le ha permesso di minimizzare i danni – i famosi pareggi allora tanto contestati – e conquistare un secondo posto tutt’altro che scontato. La fase offensiva non è però in linea con una squadra dalle dichiarate ambizioni della Roma: ottavo attacco della Serie A con appena 54 gol siglati (1.42 a partita) e nessun singolo esponente in doppia cifra. I cannonieri del campionato giallorosso sono stati Adem Ljajic e Francesco Totti fermi ad 8 reti.

CERCASI CENTRAVANTI MA… – Dunque in soldoni alla Roma serve come l’aria un centravanti da 20 gol: un identikit che faccia saltare il banco e garantisca a Garcia la redditività della sua produzione di gioco. Qualcuno che presidi l’area di rigore ma che allo stesso tempo vanti soluzioni personali di un certo rilievo. Prima di procedere ai nomi ecco il grande intoppo dell’estate giallorossa: le uscite. Nel restyling dell’attacco – resteranno capitan Totti, Iturbe ed Ibarbo – non dovrebbe più esserci spazio per Doumbia, Destro, Gervinho e Ljajic: quattro uscite pesanti per risolvere la questione del sovraffollamento che, se non concretizzate, bloccano il mercato in entrata. Per Destro e Gervinho i rispettivi passaggi al Monaco ed all’Al Jazira sembravano cosa fatta ma si sono (a dir poco) complicati nelle ultime ore, per Doumbia non c’è la fila alle porte di Trigoria (14.4 i milioni investiti dal ds Walter Sabatini soltanto sei mesi fa per vestirlo di giallorosso) mentre per il serbo si lavora in termini di contropartite.

LA ROMA GUARDA AD EST – Il tempo scorre, o meglio corre. Siamo appena a fine giugno, vero, ma gli obiettivi intanto si accasano altrove e dalla lista dei papabili vanno via via depennati profili piuttosto credibili: Jackson Martinez ha scelto l’Atletico Madrid, Carlos Bacca il Milan e per Gonzalo Higuain non sarà immediato venire a patti con il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis. La suggestione Ibrahimovic dovrebbe restare tale tenuto conto della carta d’identità del fuoriserie svedese – operazione piuttosto avversa a parametri e criteri di Sabatini – mentre per Lukaku la valutazione fatta dall’Everton sembra oggettivamente fuori mercato. Ecco dunque farsi largo due nomi mai usciti dai radar della Roma: Edin Dzeko ed Aleksandar Mitrovic. Uno bosniaco, l’altro serbo attualmente in forza all’Anderlecht. Il primo classe ’86 e dunque nella piena maturità della sua carriera, il secondo nato nel ’94 e dunque tutto da vivere. Dzeko certezza di un rendimento medio alto – sempre in doppia cifra quando impiegato da titolare – grazie ad una innata tecnica di base e ad una stazza che riesce a padroneggiare con destrezza, Mitrovic sulla carta meno pronto ma potenzialmente devastante e dunque con una prospettiva sul medio termine che ad opinione personale potrebbe superare quella del collega bosniaco. Una scelta intrigante: la Roma guarda all’ex Jugoslavia per trovare i gol che le servono. L’imperativo è quello di liberarsi in uscita per affondare il colpo in entrata: sullo sfondo l’acquisto a sorpresa in pieno stile Sabatini, il nome mai pronunciato, non prima però di aver sfoltito la rosa. Ah, quel Bertolacci bravo, italiano e romano l’avremmo tenuto, ma questa è un’altra storia.