2022
Reina: «Do una mano a Strakosha, sul mio futuro…»
Reina: «Do una mano a Strakosha, sul mio futuro…». Le dichiarazioni del portiere della Lazio
Pepe Reina, portiere della Lazio, si è raccontato in un’intervista a FourFourTwo.
PASSATO, PRESENTE E FUTURO – «Tutto è accaduto cosi in fretta. Senza rendermene conto ero in finale di Champions League. Non ero pronto per quell’esperienza al 100%, forse a causa della pressione. All’epoca pensavo che avrei giocato molto spesso in Champions League e sarebbe capitate altre finali. Non fu così, l’occasione fu unica. Quella notte eravamo la squadra migliore, perdemmo ugualmente. Il primo gol ci ha ucciso prima dell’intervallo, il secondo è stata una pausa globale con Inzaghi che tra l’altro ha colpito il pallone con la caviglia facendolo passare sotto al mio corpo. Volevo vincere per me, per i miei compagni di squadra, per mio padre. La Champions League deve una coppa alla famiglia Reina. Se non ce l’ha fatta mio padre e non ce l’ho fatta io, probabilmente sarà mio figlio a conquistarla. Luca gioca in porta nelle giovanili della Lazio, seguire le orme di suo nonno e suo padre, o almeno lo spero».
LAZIO E RITIRO – «Il segreto della mia longevità sta nell’amare davvero quello che faccio. Sono arrivato l’anno scorso come portiere di riserva, cercando di dare una mano ai ragazzi e aiutando Thomas Strakosha a crescere. Poi, improvvisamente, a causa del Covid-19 e del suo forfait per cinque partite, sono “salito” nella gerarchia. A quel punto l’allenatore, Simone Inzaghi, ha deciso di invertire i ruoli e sono rimasto il titolare per il resto della stagione. Amo il calcio, essere un portiere. È uno stile di vita. La dedizione è l’aspetto più importante. Per essere ai massimi livelli uno, tre, quattro o cinque anni, il talento basta. Ma per vent’anno questo non è garantito. Non è facile. Non so per quanto tempo giocherò ancora. Forse un paio di anni? Penso che quando non sentirò più le farfalle nelle stomaco sarà il momento di dire addio».