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Targhalline brilla con il Feyenoord: tutto sulla stellina marocchina classe 2002. Si è raccontato attraverso queste rivelazioni!

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Targhalline sta brillando con il Feyenoord: le rivelazioni della stellina marocchina classe 2002. Ecco cosa ha detto!

Oussama Targhalline si sta ritagliando un ruolo sempre più speciale nel cuore pulsante del Feyenoord. Da oltre un anno a Rotterdam, e nonostante un recente infortunio che ne ha temporaneamente frenato la corsa, il centrocampista della Nazionale marocchina si sente perfettamente a casa in Olanda. In una profonda e sincera intervista concessa alle pagine di Feyenoord Magazine, il giocatore ha svelato i segreti del suo approccio al calcio, i suoi modelli di riferimento e il legame viscerale con la sua terra d’origine.

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L’elogio del lavoro oscuro

Lontano dalla frenesia per i gol e dall’ossessione per le statistiche individuali che domina il calcio moderno, Targhalline trova la sua massima vocazione nel puro sacrificio tattico.
Spirito di squadra: “Annullarmi completamente per il gruppo e rimediare agli errori dei miei compagni: è questo ciò che amo davvero fare in campo,” ha confessato con orgoglio.
Il rapporto con il gol: segnare non è minimamente una sua priorità, anzi: “Non chiedetemi come si esulta dopo una rete. Credo che mi sentirei persino a disagio, probabilmente mi limiterei ad attraversare il campo a testa bassa”.
L’arte dell’assist: la sua vera gioia risiede nella rifinitura. Preferisce di gran lunga mandare in porta un compagno, ricordando con piacere l’illuminante assist servito ad Ayase Ueda lo scorso ottobre nella sfida contro l’Utrecht.

I maestri del centrocampo

Per affinare la sua visione di gioco, il talento marocchino ha sempre studiato i più grandi interpreti europei del ruolo:
• Le leggende: è cresciuto ammirando Andrés Iniesta per l’eleganza e l’imprevedibilità dei dribbling, e Toni Kroos per la precisione ineguagliabile nei lanci lunghi.
• I riferimenti attuali: oggi, quando ha l’occasione di guardare una partita in tv, i suoi occhi sono incollati sulle geometrie di Vitinha (PSG) e Pedri (Barcellona).

Il richiamo di Casablanca e il messaggio di speranza

Appena il calendario agonistico gli concede qualche giorno di pausa, Targhalline vola in Marocco per tornare a Belyout, il quartiere di Casablanca che lo ha visto crescere. Il suo è un ritorno alle origini con un forte intento sociale: “Trovo fondamentale rappresentare il mio quartiere. Spero di poter ispirare i ragazzi: lavorando duramente e non arrendendosi mai, si possono raggiungere grandi traguardi nella vita“.

Un messaggio potente e credibile, soprattutto perché il suo destino calcistico non era affatto scritto: “Io per primo non ero predestinato a diventare un professionista. Mio padre non ha mai tirato un calcio a un pallone in vita sua, e mia madre non ne voleva assolutamente mezza del calcio”.

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