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Giovanni Kean sul fratello Moise: «Annata difficile. Con Gattuso si trova molto bene, con Retegui c’è feeling perché è un ‘cane’ simile a lui»

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Giovanni Kean, fratello di Moise, ha parlato così in vista dei playoff Mondiali con l’Italia. Queste le sue dichiarazioni

Domani sera, Giovanni Kean sarà in tribuna a Bergamo a fare il tifo sfegatato per il “fratellino” Moise, atteso da un crocevia fondamentale con la maglia della Nazionale azzurra per le qualificazioni al Mondiale. Ecco cosa ha raccontato a Tuttosport.

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UN PASSO INDIETRO PER IL “FRATELLINO” «Sono arrivato fino in Lega Pro, poi tanta Serie D ma mi sono dedicato di più a mio fratello che alla carriera. Abbiamo un bel rapporto, praticamente l’ho cresciuto io e per lui è importante il fatto che gli stia vicino per alcune cose. Moise era il predestinato in famiglia: l’ho capito subito perché già da piccolo si vedeva che era forte, diverso dagli altri. Sinceramente però non avrei mai pensato che potesse arrivare a questi livelli».

IL FISICO «Fisicamente siamo dotati noi Kean: in campo abbiamo la stessa postura e per questo mi rivedo tanto in lui. E se protegge palla in quel modo è perché glielo ho insegnato io… (ride, ndr)».

I MODELLI «Ci ispiravamo a Balotelli e a Moise, da piccolo, piaceva tanto Martins. E tra l’altro mio fratello è un bel mix tra i due: ha la velocità di Oba Oba e, nel contempo è potente e possiede la tecnica di Mario».

UN GRAZIE SPECIALE «Se è diventato Kean deve dire grazie a Ciccio Grabbi che è anche suo padrino, a cui siamo tanto legati. Lo ha preso nei Giovanissimi della Juve fino all’approdo in Primavera: ha lavorato tantissimo su di lui insegnandogli come attaccare la profondità e i tempi di inserimento».

LA CURA GATTUSO «Con Gattuso si trova strabene: in Nazionale hanno un bel gruppo. Peccato solo che sia stata un’annata difficile per Moise. Per colpa degli infortuni, ultimo quello alla tibia, non è riuscito a rendere come nell’ultima stagione ma con l’Inter l’ho visto bene, ora speriamo in giovedì».

IL FEELING CON RETEGUI «Non mi ha stupito, perché ha trovato un compagno simile a lui, un altro “cane” che corre, si impegna, si butta su ogni pallone. E così si dividono le zone di campo da coprire: muovendosi tanto riescono a trovare comunque spazio e là davanti dove non trovi uno c’è l’altro».

L’ITALIA CE LA FARA«Perché partecipare a un Mondiale non capita tutti i giorni e quindi penso che siano tutti quanti stramotivati. Inoltre perché sanno bene di avere alle loro spalle una Nazione che conta su di loro. Alla fine giochi a calcio per fare queste partite: sono convinto che ci daranno delle grosse soddisfazioni».

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