Inter, Perisic è il sacrificio sbagliato

Perisic - Inter
© foto www.imagephotoagency.it

Il giro di campo fatto da Ivan Perisic per salutare i tifosi dell’Inter fa già discutere

Ivan Perisic al passo d’addio dopo le due stagioni disputate con la maglia dell’Inter? A vedere l’immediato post-partita dell’ultima gara di campionato vinta contro l’Udinese la risposta parrebbe proprio affermativa: il jolly croato si è intrattenuto più di tanti altri compagni sul prato di San Siro con tanto di giro finale di saluti che ha quantomeno fatto riflettere. Che sia proprio lui il sacrificato dal gruppo Suning per finanziare parte dell’importante calciomercato in entrata che ancora una volta il club nerazzurro sarà costretto ad effettuare?

Perisic uomo mercato

Sicuramente Ivan Perisic ha più margine di calciomercato rispetto a tanti colleghi, per una serie di ragioni di cui elencheremo le essenziali: la prima è la portata ridotta della recente stagione nerazzurra. Inter che ha deluso su ogni fronte ed oltre ogni pessimistica aspettativa: impensabile che qualcuno possa a livello individuale essersi valorizzato dopo un’annata generale così negativa. Un’eccezione potrebbe riguardare Mauro Icardi, capitano e bomber della squadra con 26 firme e 9 assist complessivi, ma si tratta appunto dell’unico reale fuoriserie a disposizione ed allo stato dei fatti appare impensabile privarsene. L’altra ragione è il rendimento che l’esterno slavo è comunque riuscito a centrare in una parentesi così disastrosa: 11 reti ed altrettanti assist vincenti in un campionato da cui si porta via un bottino tutt’altro che secondario. Se ne saranno ampiamente accorte le società alla ricerca di un attaccante laterale che allo stesso tempo sia in grado di innescare i compagni e trovare soluzioni personali.

Inter, è il sacrificio giusto?

Risposta negativa. In primis per lo stato attuale della sua carriera: classe ’89, ventotto anni, calciatore dunque nel pieno di una maturità tecnica e caratteriale che aiuterebbe eccome questa Inter alla disperata ricerca di punti di riferimento. Non che sia il più classico degli uomini squadra a cui aggrapparsi nei momenti chiave, vero, ma pur sempre un tassello che può aiutare a costruire la tela che sarà. Sul livello del giocatore abbiamo già anticipato con le sue statistiche: il resto lo fanno caratteristiche che fanno gola ad ogni allenatore, si disimpegna egregiamente con ambedue i piedi, ragion per cui può indifferentemente essere impiegato su entrambe le corsie, ha grande rapidità sia nella corsa che nell’esecuzione, è funzionale al gioco perché è proprio lui lo sfogo ideale in diverse situazioni tattiche – essenzialmente le fasi di gara bloccate – nonché esecutore individuale grazie alla buona propensione al gol da sempre mostrata. Ivan Perisic può sì portare in dote un buon gruzzoletto di milioni alle casse dell’Inter, ma la soluzione potrebbe essere raggiunta altrove, magari procedendo ad un numero più ingente di cessioni inerenti calciatori non funzionali o più appropriati in squadre di medio livello e caratura.

Perisic funzionale nell’Inter di Spalletti

L’argomentazione viene completata dal ruolo cruciale che andrebbe a svolgere nella nuova Inter di Luciano Spalletti, per intenderci alla stregua del Salah versione Roma, appena salutata dal tecnico di Certaldo: il prototipo di esterno che sfugge alle maglie della difesa avversaria e che sia in grado – nei conti di fine stagione – di presentare un bottino significativo in termini di gol ed assist. Gli esterni offensivi sono il sale del 4-2-3-1 di Spalletti, essenziali per garantire profondità alla squadra senza dunque che si avviti su sé stessa, cruciali in ogni situazione di gioco, ma insostituibili quando c’è da scardinare la doppia linea avversaria e l’uno contro uno sistematico diventa la vera alternativa al poco proficuo lancio lungo. La sensazione forte è che i due – Luciano Spalletti ed Ivan Perisic – possano lavorare al meglio insieme: perché separarli ancor prima che inizi il tutto? L’Inter ha una rosa lunga e con un lavoro profondo potrebbe trovare parte dei fondi necessari ad alimentare le operazioni in entrata. Il croato però è tra i pochissimi ad aver dimostrato qualcosa: ripartire dalle minime certezze acquisite nell’ultimo biennio sembrerebbe almeno un punto di partenza sul quale innestare un lavoro giocoforza differente dalle insufficienze emerse. Sono comunque giorni decisivi: dovesse lasciare l’Inter, direzione Manchester United quella più gettonata, siamo certi poi che il club nerazzurro – assente dal fronte internazionale – riuscirebbe a sostituirlo con un profilo di livello superiore?