Calcioscommesse, Sculli: «Sono stato massacrato!»

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L’attaccante si è sfogato dopo il terremoto vissuto per il coinvolgimento nel calcioscommesse.

CALCIOSCOMMESSE LAZIO SCULLI – In attesa di una sistemazione definitiva, Giuseppe Sculli continua ad allenarsi. C’è da definire il suo futuro con la Lazio, ma sullo sfondo aleggia sempre lo scandalo del calcioscommesse: «Mi alleno tutti i giorni, mi tengo in forma perché entro la fine del mercato d’agosto troverò una nuova sistemazione professionale, definitiva. Sono stato processato sui giornali, ma non da un tribunale. La verità è stata un’altra. Però ho letto molte sentenze anticipate, mi hanno massacrato. Il 28 maggio 2012 è scattata l’operazione della Procura di Cremona su Lazio-Genoa (14 maggio 2011, 4-2, ndr) dove io tra l’altro non ho giocato un solo minuto e sono stato sempre in panchina. Sono state arrestate 29 persone su 30, il mio mandato di cattura (richiesto dal pm Di Martino, ndr) non è stato firmato (dal gip Salvini, ndr)… Io ero indagato come altre 50 persone. Interrogatorio? Mi sono avvalso della facoltà di non rispondere perché i miei avvocati, dopo 15 giorni dal momento in cui sono stato indagato, hanno prodotto una memoria difensiva che è stata depositata presso la Procura di Cremona che poi l’ha trasmessa a Roma. L’accusa? Di aver falsato il risultato e aver scommesso su partite con risultati esatti. Io non ho mai giocato una schedina in vita mia…», ha dichiarato l’attaccante biancoceleste ai microfoni del “Corriere dello Sport”, dove ha sfogato la sua rabbia: «Sono stato dipinto dai media come l’artefice di tutto, il «mostro» da sbattere in prima pagina. Ma non sono stato mai arrestato, ma solo indagato… Io non sono mai stato giudicato, mai deferito. Le sentenze ci sono state già e parlano chiaro. Il caos delle maglie? In quella occasione sono stato io l’unico calciatore del Genoa a non togliersi la maglia come imposto dagli ultras, ricevendo immediatamente il plauso del presidente federale Abete e del presidente dell’Aic Tommasi per quel gesto… Quella partita valeva la salvezza. Io sono andato a parlare con un tifoso rossoblù per spiegare che se non finivano la partita saremmo stati penalizzati. Le uniche parole che ho detto sono state queste. Tutti sono stati assolti, io sono stato squalificato per une mese per slealtà sportiva… Vorrei essere lasciato in pace, vorrei essere dimenticato. Io sono stato distrutto, portato a zero. Non mi piango addosso, ma sicuramente fa comodo tirare in ballo me e la mia vita privata, che non c’entra niente con la vita sportiva. Ma, per fortuna, c’è ancora qualcuno che ha voglia di darmi fiducia. Alessandro Moggi e Stefano Capozucca su tutti. Li ringrazio. Sono stato usato per distogliere l’attenzione da qualcosa d’altro… In questo periodo non mi ha chiamato mai nessuno, anzi tantissime persone si sono allontanate, si sono fatte negare anche al telefono. Come dice mia mamma Caterina: questi sono gli amici del tempo buono».