Cassano non ha rimpianti: «Direi ancora no alla Juventus. Sarri…»

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Tra Juventus, Napoli, Scudetto, Inter e marachelle varie, Antonio Cassano non si pente e ammette di essere alla ricerca di una squadra

Che farà ora Antonio Cassano? Dice di aver avuto offerte dal Crotone, da una formazione francese e da una belga, ma non lo hanno soddisfatto. Non vuole tornare a giocare per la salvezza, per questo ha detto addio al Verona, ma di sicuro si sente ancora un calciatore. Si allena tutti i giorni, ma non arriva la proposta giusta: «Tutti pensano che abbia smesso ma se arriva l’opportunità che mi fa felice, allora sono pronto». Il tallone d’Achille, ovverosia il peso, non è un problema perché è stabile a ottantacinque chili. Si allena a Carasco e vuole tornare in campo a quasi due anni di distanza dalla sua ultima gara, un Sampdoria-Genoa finito con l’ultima cassanata.

«Voglio un allenatore e una squadra che si fidino di me in tutto e per tutto, mi darebbero stimolo. Non voglio soldi, economicamente sto bene» continua Cassano. Non vuole smettere come ha fatto il suo amico Francesco Totti. Secondo lui, l’ex capitano della Roma doveva continuare perché avrebbe segnato molto anche oggi e sarebbe stato un rinforzo migliore di Schick. Parla anche del campionato attuale e delle difficoltà del Milan, con i buoni giocatori che si “ca…no addosso” appena entrano a San Siro. Elogia Luciano Spalletti e la sua Inter, oltre a dare la palma di miglior direttore sportivo a Piero Ausilio.

E poi le cassanate, immancabili: «La più terribile è stata con Garrone e me ne pento, pagherei non so quanto per eliminarla. Mia moglie Carolina mi ha cambiato, se l’avessi conosciuta a venti anni avrei un Pallone d’Oro». A Il Corriere dello Sport, Cassano si sofferma pure sulla lotta Scudetto e sulla dicotomia tra Allegri e Sarri. Pensa che sia il Napoli sia la Juventus giochino bene, ma ha una sua idea: «Non mi pento dei no alla Juve. I bianconeri vinceranno lo Scudetto. Allegri è forte e mi sono scontrato con lui al Milan, ma è uno sincero. Sarri? Chi lo dice che il suo è il miglior calcio d’Italia? Gioca bene ma vanno gestiti i campioni. Non avrei voluto essere allenato da lui».