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Champions League, 4 posti: i club italiani investiranno più o meno di prima?

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Champions League, via alla rivoluzione dei quattro posti fissi: come cambiano le strategie dei club italiani?

Champions League, l’ufficialità era nell’aria ed è finalmente arrivata: dall’edizione 2018-19, stagione calcistica in cui entrerà in vigore la nuova riforma delle competizioni internazionali, la Serie A avrà quattro rappresentanti nella coppa più ambita e nessuna di queste dovrà passare dalla porta alternativa del temibile playoff. Questo perché l’Italia chiuderà la corrente stagione nelle prime quattro posizioni del Ranking Uefa per nazioni, nessuno scenario ipotizzabile potrà ribaltare la classifica e favorire il sorpasso della Francia. Le quattro beate saranno Spagna, Germania, Inghilterra ed appunto Italia, che dunque a partire dal prossimo campionato – la Serie A 2017-18 – si vedranno riservati quattro posti nella massima competizione europea per club: l’accresciuta opportunità di accedere in Champions League altererà i piani strategici dei club italiani? E, nel caso, in quale direzione? Proviamo a strutturare l’analisi.

Investimenti maggiori

E’ in linea di principio il ragionamento tendenzialmente più lineare: si passa da una situazione in cui appena due squadre hanno la certezza di accedere in Champions League – la terza costretta a passare da playoff che spesso e volentieri si sono rivelati mortiferi per le sorti dei club nostrani – all’effettivo raddoppio della posta, con quattro slot assicurati dalla nuova riforma. I club sarebbero dunque chiamati ad investire maggiormente sull’organico a disposizione dei propri allenatori per rafforzarlo, aumentarne la competitività e tentare con rinnovata ambizione di accedere ai primi quattro posti della classifica di Serie A e di conseguenza alla coppa più ambita. Per prestigio, certamente, ma anche e soprattutto per questioni economiche: gli investimenti maggiori sarebbero finalizzati ad ottenere i fondi che la Uefa garantisce ai club che prendono parte alla Champions League. Lo abbiamo visto negli ultimi anni: cifre astronomiche riconosciute a Juventus in primis, a Roma e Napoli poi, che peraltro si sono alternate nell’affiancare i bianconeri nella competizione, con tanto di beneficio di un market pool da dividere per sole due squadre. Anche quando si ripartirà tra quattro compagini, la torta che garantisce la Champions League non ha pari: tale forza attrattiva può rappresentare la leva per investimenti maggiori da parte dei club italiani, che in ottima parte rientrerebbero piazzandosi tra le prime quattro realtà del campionato. Effetto collaterale – e per certi versi quello più interessante dell’argomentazione – si riverserebbe sul livello complessivo del campionato: investimenti maggiori vuol dire squadre più forti. E squadre più forti vuole a sua volta dire campionato di più alto livello.

Investimenti minori

Puntuale arriva l’immancabile rovescio della medaglia che, per certi versi, riguarda essenzialmente le squadre più forti del campionato di Serie A, quella già strutturate ed altamente competitive negli ultimi anni: si passa da due a quattro posti certi, si può cadere nella tentazione per cui accedere alla Champions League sia ora un traguardo decisamente più alla portata di prima. E che dunque, per centrarlo, non servano ogni anno chissà quali investimenti sul parco giocatori. Tradotto: già siamo forti, già riuscivamo ad entrare in Champions con due soli posti (tre con il playoff) a disposizione, figurarsi con quattro. E’ appunto un discorso al momento riferibile alle sole Juventus, Napoli e Roma, che dovrebbero sì guardarsi le spalle dai ritorni – e da tutta l’argomentazione svolta nel paragrafo precedente – di Inter, Milan e magari Lazio, Fiorentina ed altri club dalle rinnovate ambizioni – ma che negli ultimi campionati hanno scavato solchi in termini di classifica tali da metterle potenzialmente al riparo. L’auspicio è quello che a cadere nella tentazione non possano essere anche le dirette inseguitrici: appunto Inter, Milan, Lazio, Fiorentina e chi desidera iscriversi alla contesa, club che potrebbero considerare a loro volta la minore difficoltà di accesso alla Champions League ed in un certo senso accomodarsi su tale circostanza.

Il confronto europeo: occhio al gap

Guardiamo ai nostri competitor diretti: Spagna, Germania ed Inghilterra. Per loro la portata della rivoluzione è meno ampia: vantavano già quattro accessi alla Champions League, di cui l’ultimo costretto a passare dalla via secondaria dei playoff. Cambieranno le sorti del quarto posto delle rispettive classifiche: ingresso diretto nella massima competizione internazionale per club. Le differenti politiche di investimento andranno ad alterare ulteriormente i divari tra i campionati: chi vivrà l’opportunità come un terreno per maggiori investimenti contribuirà alla crescita dei propri tornei, il contrario per chi invece sceglierà di percorrere la via più comoda. Siamo al cospetto di uno scenario di medio termine: 4-5 anni per delineare le traiettorie e ritrovarci con tutta probabilità ad argomentare di nuovi equilibri, ristrutturati dalle nuove condizioni in essere. Una rivoluzione – si auspica – da vivere da protagonisti del proprio futuro.