La favola Pordenone non esiste: l’Inter voleva uscire dalla Coppa Italia, ma…

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Il destino e l’orgoglio hanno rovinato i piani dell’Inter: Spalletti, in cuor suo, sperava in un’eliminazione che avrebbe giovato alla squadra nella corsa Scudetto

Le favole, nella vita così come nel calcio, non esistono. Non sarebbe esistita nemmeno quella del Pordenone se i calci di rigore avessero sorriso ai ramarri che hanno fatto tremare San Siro. Sì, San Siro, non certo l’Inter, che fin dall’inizio avrebbe anche preso con un certo grado di letizia un’eventuale eliminazione dalla Coppa Italia. Una notizia che Luciano Spalletti non avrebbe accolto con dispiacere, anzi. Il tecnico nerazzurro è troppo intelligente per far finta di nulla. Per far finta che la sua squadra sia in grado di sostenere due competizioni ad altissimi livelli. La dimostrazione l’ha data con il Pordenone, schierando un’Inter totalmente decontestualizzata, con giocatori mai visti finora che sarebbero andati naturalmente incontro ad una figuraccia. O comunque avrebbero rischiato di offrire una prestazione scadente all’inverosimile.

In parte è successo così, ma nessuno dica che Spalletti non l’abbia fatto apposta. Oppure che abbia voluto dare minutaggio alle riserve, perché sarebbe una presa in giro bella e buona. I giocatori meno impiegati non si buttano tutti dentro da un giorno all’altro. Non si butta nel fuoco di San Siro gente che insieme ha fatto fatica a giocare persino in allenamento. Le alternative ai titolari, fra cui spiccano i vari Padelli, Ranocchia, Cancelo, Dalbert, Karamoh e Pinamonti, si testano gradualmente, permettendo loro di potersi esprimere in un contesto di squadra degno. Nel calcio di oggi sette riserve dell’Inter impiegate dall’oggi al domani fanno fatica anche contro il Pordenone e non c’è da stupirsi. Perché il Pordenone, o altre squadre di Serie B o Serie C, affrontano la Coppa Italia con un altro piglio, un’altra testa. Ed è naturale: quante volte ricapiterà a Berrettoni di giocare alla scala del calcio? Le motivazioni vengono da sole.

E allora Inter-Pordenone ci insegna che gli allenatori pianificano, o quanto meno ci provano, anche le sconfitte e non solo le vittorie. Spalletti sa perfettamente che questa rosa è in grado di fare una sola competizione, sa che può ottenere il massimo preparando solo una partita alla settimana. Le prove le ha già avute in campionato: Inter sempre in difficoltà nei turni infrasettimanali (Bologna e Samp sono un esempio) oppure prima della sosta (Benevento e Torino sono altre due conferme). Spalletti e l’Inter volevano dire addio alla Coppa Italia, ma c’è ben poco da scandalizzarsi. La rosa nerazzurra ha questi limiti, che il mercato di gennaio non riuscirà ad eliminare. E per questo motivo un po’ di strategia fa parte del gioco, del mestiere di un allenatore ambizioso ai massimi livelli.

Poi a volte il destino e l’orgoglio rovinano anche i piani più dettagliati: gli ingressi di Perisic e Icardi, ad un certo punto, sono diventati una necessità palese per un San Siro che non meritava una figuraccia contro il Pordenone, non in una notte gelida di dicembre. La qualificazione è un fastidio enorme per l’Inter ed è un problema da gestire per Spalletti, che è conscio del fatto che per coltivare il sogno Scudetto bisogna pensarci notte e giorno. Senza soste, senza impegni ulteriori. E i nerazzurri, gli imminenti quarti di finale, li affronteranno con lo stesso spirito: meglio lasciare per strada la Coppa Italia, evitando soltanto di non perdere la faccia. Chi si accontenta gode.