Gobbi: «L’eliminazione dell’Italia è un fallimento»

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© foto www.imagephotoagency.it

Il difensore del Chievo commenta il momento difficile del calcio italiano e, di contro, il buon momento del suo Chievo che domenica potrebbe arrivare a quota 20 punti in 14 partite.

E’ il giorno di Massimo Gobbi a Verona. Spetta a lui commentare questa fase positiva del Chievo Verona reduce da due pareggi consecutivi anche se conquistati con avversari molto quotati come Napoli e Torino. Adesso però è il momento di ricominciare a vincere e l’occasione arriva proprio domenica in casa contro la Spal.

I clivensi però dovranno fare a meno di due pedine fondamentali per il loro scacchiere Castro infortunato, e Radovanovic squalificato.

«La nostra forza è il gruppo, è la squadra. Ogni giorno in allenamento ci presentiamo al meglio e chi giocherò al loro posto farà il meglio per il Chievo. Dobbiamo puntare, come abbiamo fatto fino adesso, sulla squadra che dev’essere la nostra forza. E’ chiaro che ci mancheranno. Castro è “matto”, un artista perchè fa cose particolari anche in campo, oltre che fuori con la chitarra. La sua vena artistica la porta anche in campo con vari numeri. L’importante per noi è mettere in campo la voglia di fare bene e di sacrificarsi».

Domenica partita importante contro la Spal, vincere vuol dire arrivare a quota 20 punti. «C’è la consapevolezza che è una partita molto importante. Il campionato è sempre lungo e difficile ma è è uno scontro fondamentale che non possiamo sbagliare, preparandolo nei minimi dettagli. Sappiamo che sarà dura e che ci sarà da soffrire e sappiamo che che se stiamo concentrati ed attenti diamo fastidio a tutti. Dobbiamo pensare che sia uno scontri diretto, noi arriviamo da due pareggi ma dobbiamo ricominciare a correre e vincere i 3 punti».

Ha un segreto Gobbi, per continuare a 37 anni a giocare? «Il mio segreto è l’entusiasmo di continuare a fare la cosa più bella che c’è, scendere in campo tutti i giorni stando bene fisicamente e usando la testa. Se si ha questo si finisce per fare tutto con grande piacere e dare l’esempio ai ragazzi più giovani. Qui al Chievo sono ci sono giovani di grande prospettiva con qualità e voglia di allenarsi bene tutti i giorni e questo è forse l’esempio che stiamo dando noi un po’ più vecchi, non mollare un centimetro perchè sappiamo che se ti alleni bene, questo ti porta i risultati la domenica».

Non può mancare poi, una domanda sull’eliminazione dell’Italia dai mondiali di Russia 2018 e sulle pensanti critiche che sono piovute su giocatori, allenatore e dirigenti della federazione. «L’Italia è piena di allenatori e ognuno dice la sua. Penso che sia un grandissimo fallimento ma da qui bisogna ripartire. Siamo in un momento importante dove si deve cercare di non sbagliare le scelte perchè altre federazioni in passato hanno avuto dei fallimenti ma sono ripartite alla grande e noi dobbiamo prendere esempio con le figure giuste e i manager giusti portare organizzazione e una visione a lungo termine. Sicuramente negli ultimi anni il calcio è cambiato perchè sotto il profilo economico ci hanno superato altre nazioni, ma è anche migliorato come con l’introduzione della tecnologia. La VAR per me è molto positiva. Bisogna apprezzare il lavoro fatto, ma allo stesso tempo andare a migliorare ciò che è peggiorato, per l’appunto, con una visione a lungo temine: non si può pensare di cambiare il tutto 6 mesi».

E proprio lui domenica è stato involontario protagonista della VAR con quel calcio di rigore assegnato al Torino dopo la valutazione dell’occhio elettronico. «In quei minuti che aspetti speri che non ti diano il rigore contro. Non bisogna protestare perchè non serve, se la telecamera l’ha visto vuol dire che c’era. Poi può andare bene che te lo para Sorrentino a cui va il mio grazie!»

A fine stagione potrebbe arrivare a toccare le 400 presenze in Serie A, un traguardo di tutto rispetto. «Spero di raggiungere quel traguardo, sarebbe bellissimo. Mi ricordo come ieri la prima partita. E’ stato un bel cammino e sono felice di poterlo continuare. Ce ne sono state tante di belle, altre difficili, altre di brutte ma in tutte si impara sempre qualcosa per migiorarsi nella partita successiva».