Honda, dal red carpet al record di panchine: è il meno utilizzato del Milan

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La parabola discendente di Keisuke Honda, due stagioni fa eroe e titolarissimo, oggi è il meno utilizzato di tutti i giocatori di movimento

Dopo l’esperienza triennale nella fredda Russia con la maglia del CSKA Mosca l’arrivo a Milano di Keisuke Honda, trascinatore con la maglia del Giappone e giocatore più rappresentativo di questa generazione nipponica insieme a Shinji Kagawa del Borussia Dortmund, era il preambolo di un percorso di crescita che avrebbe dovuto portarlo ad essere potenzialmente una delle migliori esportazioni del Sol Levante di sempre, soprattutto per la solita zampata di Adriano Galliani che lo prese svincolato dai russi: presentazione con tanto di red carpet, la promessa che non fosse il solito sistema di acquisto mirato a migliorare l’appetibilità del brand in Oriente come se ne sono visti tanti fin da metà degli anni ’90. Gli inizi con la maglia del Milan furono promettenti, dopo la mezza stagione di ambientamento l’inizio del campionato 2014/15 fu semplicemente folgorante. 6 gol in 7 partite, era un esterno incontenibile e con un mancino letale, lo spauracchio di tutte le retroguardie della Serie A sotto la guida di Filippo Inzaghi. Poi la stagione rossonera subì un tracollo dal punto di vista dei risultati e lui fu uno dei primi a pagarne le spese, iniziando a alternare il campo alla panchina e non incidendo più come all’inizio. È l’inizio di una parabola discendente dal punto di vista del rendimento che prosegue sia nella gestione Mihajlovic che nella breve parentesi Brocchi fino alla stagione attuale con Vincenzo Montella che numeri alla mano di Honda non si è mai fidato: se gli altri mister l’hanno impiegato quasi sempre, il tecnico di Pomigliano d’Arco gli ha concesso appena 96 minuti in tutta la stagione, rendendolo di fatto dopo i portieri dietro allo strepitoso Donnarumma il giocatore meno impiegato di tutta la rosa. Il contratto di Honda è in scadenza il prossimo 30 giugno, facile ipotizzare un suo addio al Milan per sbarcare verso altri lidi, magari negli Stati Uniti dove un altro tipo di calcio può fare al caso suo. L’addio al rossonero è altresì importante dal punto di vista personale: senza minutaggio una convocazione in Nazionale diventa sempre più difficile  e il Giappone ha bisogno del suo samurai per centrare la qualificazione a Russia 2018, che al momento vede comunque i nipponici ampiamente primi nel girone E senza aver subito nemmeno un gol.