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Inter, Volpi: «I medici non possono essere responsabili per la vita dei calciatori»

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Coronavirus Mantova

Le dichiarazioni di Volpi, responsabile dell’area medica dell’Inter, a proposito della situazione legata alla ripresa del campionato

CORONAVIRUS E RIUNIONE DI LEGA «Questo problema lascia strascichi dal punto di vista psicologico, non solo nella popolazione normale ma anche dei calciatori. Non bisogna valutarlo. Riunione fra Lega e i medici? Ci sono anche i controlli del follow-up e il reperimento della parte diagnostica. Ovviamente non c’è una equità legislativa su tutte le regioni. Non dimentichiamo che il decreto e le linee guida dicono che non bisogna toccare il contingentamento dei tamponi. Il problema vero sono i reagenti che tendono a scarseggiare in Italia ma anche in Europa. Chi ne ha in dotazione non è disposto a esportarli. Io in questo mese sono stato a contatto con tantissime componenti del calcio».

RIPRESA – «Ho trovato uno sforzo di tutti, anche dei media. Ho visto una volontà comune di superare questo problema per ripartire. Questo si scontra col problema delle incertezze difficili da superare. Il mondo del calcio deve trasformare queste debolezze in sicurezze, perché vivremo per tanto tempo in sospensione. Non sono per uno scontro fra buoni e cattivi, tra chi vuole ripartire e chi no».

RESPONSABILITA’ DEI MEDICI«Importante responsabilità in caso di dolo? Sicuramente aiuterà, ma deve essere verificata. Il giocatore si allena ed è controllato 4-5 ore, ma poi se ne va a casa: il medico non può essere responsabile per la vita che fa al di fuori. Il fatto di non fare il ritiro è importante sotto il punto di vista della responsabilità. I vertici lavoreranno anche sul maxi-ritiro, ma non bisogna dimenticare l’aspetto psicologico. Recludere ancora per un certo periodo i giocatori non è corretto».

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