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Inchiesta arbitri, intervengono anche Le Iene! Il mistero della «bussata al VAR», le testimonianze e il silenzio della Giustizia Sportiva

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Rocchi

Inchiesta arbitri, Le Iene: dal mistero della «bussata al VAR» alle testimonianze fino al silenzio della Giustizia Sportiva

Il calcio italiano è stato nuovamente travolto da un ciclone giudiziario dalle proporzioni storiche. La clamorosa inchiesta arbitri, analizzata anche dal programma televisivo Le Iene attraverso il lavoro d’inchiesta di Filippo Roma e Marco Occhipinti, ha scoperchiato un presunto e ramificato sistema di pressioni volto a minare l’indipendenza decisionale del centro VAR di Lissone. Al centro di questa autentica bufera mediatica e giudiziaria figura Gianluca Rocchi, il designatore arbitrale di Serie A e B, il quale si è ufficialmente autosospeso dal proprio incarico dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per frode sportiva da parte della Procura di Milano.

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Il mistero della “bussata al VAR” in Udinese-Parma

L’ipotesi accusatoria formulata dagli inquirenti si concentra sulla cosiddetta «bussata al VAR», un segnale fisico o gestuale che sarebbe stato utilizzato dai vertici arbitrali per condizionare le scelte di chi si trova davanti ai monitor. L’ex guardalinee Domenico Rocca, autore dell’esposto che ha fatto scattare le indagini, ha raccontato a Italia 1 i dettagli del match chiave: «Il casus belli in questione è il match Udinese-Parma, dove in sala Var, a un certo punto, rivedono un’azione per capire se c’è un possibile calcio di rigore. Abbiamo notato che prima i Var erano indirizzati a non concedere i calci di rigore perché per loro il movimento del braccio era congruo quando, a un certo punto, si sente tipo ‘toc toc’ che gli fa cambiare totalmente idea facendo richiamare l’arbitro e assegnare un calcio di rigore».

In merito ai limiti regolamentari, Rocca ha poi precisato il ruolo del supervisore in sala in quegli attimi concitati: «No, no, assolutamente no. Il supervisore non può assolutamente interferire con la sala Var, assolutamente».

Le testimonianze, la difesa di Rocchi e i segni convenzionali

A rafforzare i sospetti sull’intero sistema è intervenuto anche l’ex arbitro Pasquale De Meo, il quale ha confermato il pesante clima di condizionamento all’interno dell’AIA spiegando che «venivano utilizzati dei segni convenzionali» per indirizzare segretamente le decisioni. Dal canto suo, prima del precipitare degli eventi, Rocchi aveva respinto ogni tipo di addebito difendendosi apertamente: «Io sono trasparente con tutti su tutto» e precisando ulteriormente: «Io vi ripeto, lavoro sempre ed esclusivamente in una maniera soltanto».

Il silenzio della Giustizia Sportiva e le mosse della FIGC

Il servizio de Le Iene ha inoltre evidenziato una netta e clamorosa discrepanza di giudizio: la giustizia sportiva, sotto la guida del procuratore Giuseppe Chinè, aveva in un primo momento archiviato il caso, nonostante la presenza di video che sembrerebbero provare l’interferenza. Incalzato dalle telecamere sul perché di questa rapida archiviazione, Chinè ha tagliato corto: «Io non rispondo», chiudendo poi con un emblematico: «Non so di cosa sta parlando».

Nel frattempo, l’ex presidente dell’AIA, Antonio Zappi, ha tentato di rassicurare l’opinione pubblica promettendo totale trasparenza, pur evitando di diffondere i filmati nell’immediato: «Da parte mia una promessa e un impegno, le immagini le vedrete». Mentre la giustizia ordinaria procede ora a passo spedito verso la ricerca della verità, lì dove i tribunali sportivi si sono fermati, l’inchiesta arbitri minaccia di provocare un vero e proprio terremoto ai vertici della FIGC.

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