Italia, Ventura studia le alternative per arrivare al Mondiale

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Mentre la Figc si stringe attorno a Ventura in vista dei 180′ di novembre, il ct deve studiare un’Italia più sul pezzo per arrivare al Mondiale

Tutti insieme per il bene della Nazionale. Mettiamo da parte divisioni e polemiche, concentriamoci sui playoff di novembre. La priorità assoluta è la qualificazione al Mondiale, non andare in Russia sarebbe una catastrofe, anzi l’apocalisse, per usare la parola scelta dal presidente federale Carlo Tavecchio. Ci rimetteremmo tutti qualcosa, per cui forza Italia, senza sottintesi politici.

DIFFICOLTÀ – La squadra ha vinto in Albania e si è guadagnata la certezza di essere testa di serie al sorteggio. Il successo di Scutari, però, non ha spazzato via dubbi e perplessità sugli azzurri smarriti. La batosta di inizio settembre a Madrid contro la Spagna continua fare il suo sporco lavoro. Al Bernabeu abbiamo perso conoscenze e autostima, tutto si è incartato. L’altra sera a Scutarisi è visto qualcosa di meglio rispetto all’orrido 1­1 di sabato a Torino contro la Macedonia. Flebili miglioramenti, però. L’Italia ha creato poco, considerato che davanti c’era un’Albania devitalizzata dalla partenza di Gianni De Biasi e alla ricerca della quadra col nuovo c.t. Christian Panucci. Il problema principale riguarda il sistema di gioco. Gian Piero Ventura ha riproposto il 4­-2-­4 della disfatta madrilena, assetto rispettabile a patto di saperlo interpretare. L’Italia lo ha «recitato» male. Si allargava a dismisura, anziché fare densità nella zona centrale per proteggere al meglio l’imbuto davanti alla nostra area. Una volta di più è emersa una chiara inferiorità numerica a centrocampo, con Parolo e Gagliardini in situazioni di due contro tre come nel 3-­4-­3 contro i macedoni.

FORZE FRESCHE – La verità è una: non possiamo permetterci un centrocampo a due, abbiamo bisogno di ritornare a una mediana a tre. A novembre dovrebbero rientrare De Rossi e Verratti e non possiamo esporli alla figuraccia come a Madrid, dove i due centrocampisti sono stati ridicolizzati da Iniesta e soci. De Rossi regista, Verratti interno con libertà di inserimento sulla trequarti e un altro intermedio a scelta: Parolo, Gagliardini o Pellegrini, le opzioni non mancano. Centrocampo a tre uguale cambiamento di sistema: Ventura avrà la forza di congelare il 4­-2-­4 che tanti danni ha procurato? Le soluzioni sono due. Il ritorno al 3-­5-­2 che piace tanto ai «senatori» oppure il 4-­3-­3. Nel primo caso, si sacrificherebbe Insigne; nel secondo bisognerebbe puntare sul centravanti unico: Belotti non rientrerà per novembre e il problema sarebbe relativo, Immobile prima punta e via. Il 3-­5-­2 sembra la scelta più sicura, ma se venisse ripristinato molti penserebbero che la vecchia guardia azzurra si è imposta sul c.t. Il 4-­3-­3 non è mai stato frequentato da Ventura, però nel gruppo ci sono diversi giocatori che lo conoscono, per cui l’ostacolo non pare insormontabile. L’importante è che si esca dal vicolo cieco del 4­-2-­4. La tattica conta, gli interpreti di più. Questa Nazionale anemica ha bisogno di forze fresche. A novembre Florenzi potrebbe ritornare nel giro azzurro: il romanista è un universale, capace di occupare più ruoli. Tra i giovani sotto osservazione Chiesa della Fiorentina e Caldara dell’Atalanta. In rampa di lancio il romanista Pellegrini, sempre più convincente nella sua escalation di nuovo possibile Tardelli.

FEDERAZIONE – Nella vigilia di Scutari, Tavecchio ha espresso pieno appoggio al c.t. Ieri è stato il direttore generale Michele Uva a spendersi per Ventura: «La sua posizione non è stata mai in discussione – ha detto su Radio 24 a “Tutti Convocati” –. Non c’è nessun problema. Siamo un popolo di commissari tecnici, ognuno di noi ha le sue convocazioni e il suo schema, ma la Federazione ha intrapreso un percorso di cui è soddisfatta. Ovviamente ci sono cose da tarare, da migliorare. A Scutari si è visto già il primo risultato nell’approccio e nell’atteggiamento. Non ci passa per la testa nessun tipo di messa in discussione del c.t., in questo momento sarebbe deleterio. Non c’è spaccatura fra gruppo e allenatore. Mi dispiace che sia una sensazione esterna, dall’interno non vedo questa cosa». Uva non condivide però il pessimismo di Ventura sulla povertà tecnica del calcio italiano: «Non vado sulle parole del c.t., non mi permetto: se per lui il calcio italiano è povero, rispetto il suo punto di vista». Un filo di gelo, stemperato dall’appello all’unità nazionale: «Da qui ai playoff manca un mese ed è un mese in cui l’Italia come nazione deve seguire un percorso: dobbiamo stare tutti uniti e compatti». Viva l’Italia: o Russia o morte (si scherza).