Spalletti con due difensori in campo: uno Zeman senza la sigaretta

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Roma, a Torino è un disastro annunciato: l’analisi di una gara persa in partenza

Il disastro di Torino è di quelli annunciati: la Roma perde con un sonoro 3-1 e si stacca dalla testa della classifica, per quel che conta quando sono passati appena sei turni di campionato. Non sono infatti i punti di distacco dalla Juventus il reale problema, quanto tutto ciò che è emerso: una squadra totalmente priva di equilibrio ed in balia dell’avversario. Di seguito l’analisi per punti.

CARENZA DI DIFENSORI – Da dove si parte? Dalla penuria di difensori in organico: fuori per infortunio gli storici indisponibili Rudiger e Mario Rui, assenze alle quali si è aggiunta quella di Vermaelen, acquistato dal direttore sportivo Walter Sabatini proprio per compensare le suddette perdite. Perché poi si pensi di limitare i danni con qualcuno che nelle ultime tre stagioni ha totalizzato appena 25 presenze in campionato – con le maglie di Arsenal e Barcellona – è discorso da approfondire in altra sede. Fatto sta che la Roma giunge alla sfida di Torino con i soli Manolas e Fazio, pacchetto centrale volendo arricchito dall’incerto Juan Jesus di inizio stagione. Tradotto: la Roma è in difficoltà non solo nel suo equilibrio ma anche in termini prettamente individuali, perché rischiare ulteriormente con un assetto così votato all’attacco?

LE RISPOSTE DI SPALLETTI – Due soli difensori di ruolo in campo, appunto Manolas ed il neo acquisto Fazio. Sì, perché non vorrete raccontarci che gli esterni di giornata – Alessandro Florenzi e l’ex di turno Bruno Peres – siano due difensori: il primo nasce addirittura attaccante esterno, come in quel di Crotone o più tardi nelle prime battute della Roma di Garcia, nel frattempo convertito brillantemente in mezzala di centrocampo dalla gestione Zeman, ruolo dove per caratteristiche naturali può dare il meglio di sé. Il secondo può al massimo essere inteso come un fluidificante di un centrocampo a cinque, debitamente coperto da una difesa a tre che gli lasci spazi e tranquillità mentale per offendere. Il tecnico giallorosso ha dunque pensato di potersi aggiudicare una trasferta così insidiosa schierando in campo appena due difensori.

L’ESITO – Catastrofico. Ma lo abbiamo anticipato: non in termini strettamente legati al risultato o alla classifica, c’è tutto il tempo di recuperare. Quanto invece per quel che si è visto in campo: Bruno Peres è stato letteralmente fatto a fette dagli avversari, Mihajlovic ha persino chiesto al centravanti Belotti di allargarsi dalle sue parti per approfittare di cotanta inconsistenza difensiva. Il risultato del confronto è stato imbarazzante per fisicità e dominanza del torero granata. Florenzi non è un difensore: lo ripetiamo dal principio dei tempi, non ha le caratteristiche del difendente e soprattutto ha l’attitudine mentale opposta, ossia quella di offendere. E’ una predisposizione naturale, non puoi limitarlo o sacrificarlo sull’altare dei colpevoli. Non lo merita, in primis per il suo enorme valore.

NEANCHE ZEMAN… MEGLIO DI GARCIA? – Insomma al massimo, e con i dovuti equilibri tattici che oggi non sussistono affatto in casa Roma, se ne può schierare uno dei due. Optare per l’impiego di entrambi, con quell’impianto modulare, non è altro che una mossa per consegnarsi agli avversari. Ammesso che questi – vedi Crotone – non siano talmente inferiori da potersi permettere qualsiasi stramberia. Nelle intenzioni offensive neanche il mitologico Zeman aveva osato tanto, ma il confronto sensato è con il suo predecessore: Spalletti più appropriato di Rudi Garcia? L’avvicendamento della scorsa stagione fu portatore di facile conclusioni: perché non farlo prima, fu il coro cantato all’unisono dalla piazza giallorossa. Oggi i nodi al pettine: il parallelo non sembra più così umiliante per il tecnico francese. Luciano Spalletti dovrà invece rintracciare le necessarie contromisure: già irrimediabilmente danneggiata mezza fetta di stagione, con la precoce eliminazione dalla Champions League, l’inversione di tendenza in campionato si pone come requisito necessario e non negoziabile.