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Lucio: «Conte? Non ha il Dna e la faccia dell’Inter»

Redazione CalcioNews24

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Intervistato da Il Posticipo, Lucio ha affrontato diversi temi riguardanti la sua avventura all’Inter per poi esprimere la propria opinione su Antonio Conte

L’ex difensore dell’Inter, Lucio, si è così espresso su alcuni argomenti riguardanti le tre stagione giocate con la maglia nerazzurra:

MOURINHO – «Mi piace il suo carattere. Ho imparato molte cose all’Inter insieme a José, ad esempio come gestire uno spogliatoio. Fare l’allenatore è difficile, bisogna lavorare con tanti giocatori forti e famosi che provengono da culture diverse: all’Inter c’erano brasiliani e argentini, Eto’o camerunense e Sneijder olandese. Mourinho ha fatto un grande lavoro: è stato lui l’artefice dei successi del 2010 e di quella Inter che ha vinto tutto»

TRIPLETE – «Siamo stati un gruppo indimenticabile e per questo motivo siamo sempre in contatto. All’Inter ho giocato con tanti amici come Zanetti, un esempio per tutti i calciatori. Poi con gente di spessore come Sneijder ed Eto’o, Julio Cesar e Maicon che sono amici. Abbiamo in comune un’esperienza stupenda: quella Champions è stata un regalo di Dio. Vincerla è il sogno di tutti i giocatori. Quando sono arrivato in Germania nel 2001 sentivo parlarne sempre. Era così anche al Bayern: loro vincono il campionato ogni anno, per questa ragione l’obiettivo numero uno è la Champions. Tutti i calciatori che giocano in Europa sognano di vincerla. Poi l’Inter ha fatto il Triplete nel 2010: nessuna squadra italiana ci era riuscita prima. Esserci riusciti ha segnato la vita di tutti noi e continueremo a festeggiarlo anche quando saranno passati 15 e 20 anni»

MOMENTO PIÙ BELLO – «Per me la finale col Bayern. Io scherzavo con la mia famiglia dicendo che non avrei mai vinto la Champions perché era una competizione troppo difficile: più di 30 squadre in gara, un percorso duro per andare in finale. Nel 2010 ce l’ho fatta e mi sono ritrovato di fronte il Bayern con cui avevo giocato fino al 2009, prima che arrivasse van Gaal in panchina: lui non mi voleva, così ho deciso di trasferirmi all’Inter»

BALOTELLI – «Mario era giovane, aveva una personalità forte e voleva giocare sempre. Un calciatore però deve rispettare l’allenatore e le sue decisioni. Mario è una persona buonissima e ha un grande cuore però quella volta ha sbagliato: non doveva mancare di rispetto a Mourinho e quindi a tutta la squadra. Da tempo il Barcellona non perdeva subendo tre gol. Quando è entrato in campo Balotelli ha calciato via un pallone che avrebbe potuto portare al quarto gol: eravamo in contropiede. Mario non aveva voglia di giocare e di correre: per questo tante gente si è arrabbiata con lui. Avremmo potuto chiudere il discorso qualificazione: il 3-1 era un buon risultato, il 4-1 sarebbe stato buonissimo per andare a giocare Barcellona con più tranquillità. Zanetti, Materazzi e Mourinho sono stati duri con Mario che all’epoca era molto giovane: per questa ragione la squadra ha compreso la situazione e non è sorto un problema ancora più grande»

CONTE – «La situazione che si è creata alla Juve quando c’ero io era comprensibile perché c’erano sei difensori della Nazionale italiana in rosa: Conte non avrebbe mai lasciato fuori uno di loro per mettere me, uno straniero. Lo considero un buon tecnico, sta facendo un buon lavoro anche se quando guardo le partite e lo vedo penso che non abbia la faccia e il Dna dell’Inter. Questa è una mia opinione ovviamente»

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