Mancini: «Potevo andare alla Juve. Spalletti numero uno»

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Amantino Mancini, ex calciatore di Roma, Inter e Milan ha ripercorso le tappe principali della sua carriera

Amantino Mancini è intervenuto ai microfoni di Casa Sky Sport per ripercorrere le tappe fondamentali della sua carriera. Ecco le dichiarazioni dell’ex calciatore.

BUNDESLIGA – «Mi ha fatto piacere, ma sappiamo che l’atmosfera non è quella del calcio vero. A noi piacere vedere gli stadi pieni, ma dobbiamo pur ricominciare con molta prudenza visto il momento difficile a causa del Coronavirus. Tutto tornerà alla normalità».

GOL ALLA LAZIO – «È stata una rete importante, l’ho rivista un sacco di volte. Partire così in Serie A è stato il migliore dei modi, poi nel derby contro la Lazio…».

GOL AL LIONE – «Rete meravigliosa, notte splendida. Il Lione aveva una squadra molto forte, ma siamo risuciti a batterla dopo uno 0-0 dell’andata in cui la Roma aveva giocato bene.

CAPELLO – «L’arrivo a Roma non è stato facile. Non ho giocato a Venezia, a Trigoria parlai con Capello e mi chiese perché non avessi giocato tante partite. Durante la preparazione in Austria mi ha dato tanta fiducia, gli devo moltissimo per quello che mi ha offerto. Io da professionista ho ricambiato ogni suo gesto. Non ero più un calciatore sconosciuto. Volev».

JUVENTUS – «Capello voleva portarmi lì dopo il primo anno, ma volevo ancora ambientarmi meglio in Italia».

ROMA – «Avevamo una squadra forte, giocavamo a memoria con Spalletti. Era un piacere stare lì, bei tempi. È tra i più forti con cui ho lavorato per mentalità e sistema di gioco. Mi ispiro a lui per la mia nuova vita da allenatore».

INTER – «Il primo anno con Mourinho è andato bene, poi il tecnico ha cambiato sistema di gioco e sono stato tagliato fuori. Ringrazio comunque la società e l’ex presidente Moratti».

MILAN – «Dopo tre partite mi sono infortunato ai flessori e sono rimasto fermo per due mesi. Il campionato è finito a maggio e non sono stato riscattato».

CASSANO – «Giocatore eccezionale con qualità tecnica incredibile. Era un fuoriclasse, ma con un cervello squilibrato».