Montero e il gol in Juve-Barça: «Ne ho fatti talmente pochi…»

Montero e il gol in Juve-Barça: «Ne ho fatti talmente pochi…»
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Quarto di finale Champions League, Juventus-Barcellona: l’ultima volta finì 1-1 con reti di Montero e Saviola. Le dichiarazioni dell’ex bianconero

Paolo Montero sa come si fa. Ha già giocato, da colonna centrale della Juventus, un quarto di finale di Champions League contro il Barcellona. Segnando anche un gol. Era la stagione 2002/2003, da un lato il Barcellona degli olandesi, dall’altro la Juventus post-scudettata dal 5 maggio. Il quarto di finale, l’ultimo precedente tra le due squadre eccezion fatta per la finale di Berlino, fu spettacolare, con emozioni intense sia durante il match di andata che di ritorno. Tutti, infatti, si ricordano la trasferta vittoriosa della Juventus al Camp Nou (1-2, con il gol di Zalayeta durante i tempi supplementari) ma in molti hanno rimosso la gara di andata di quella edizione. A Torino, infatti, finirà 1-1 per i bianconeri: non certo il miglior risultato per una squadra che gioca la prima in casa, tuttavia, la Juventus passò in vantaggio proprio grazie a Montero dopo un quarto d’ora, abile a sfruttare una palla vacante in area dopo il tentativo di rovesciata di Del Piero. Al 78’ della gara, tuttavia, la rete del Conejo Savoia decise il punteggio sull’1-1 finale.

Queste le dichiarazioni di Montero alla Gazzetta dello Sport«Ne ho segnati talmente pochi che lo ricordo nei minimi dettagli. Fu una partita complicata: era il Barça degli olandesi, non la super squadra di adesso, poi pareggiò Saviola e, in fondo, il risultato fu giusto. Una sofferenza incredibile al ritorno: per fortuna in campo c’era Pavel e poi arrivò quel tocco di Zalayeta. Un miracolo, ma quella squadra era cattiva: non mollava mai. Messi-Suarez-Neymar? Ci penseranno i centrali della Juve, che considero i migliori in circolazione. Quando vedo Bonucci-Chiellini mi sembra di vedere me e Ferrara: un cenno e ci si capisce. Io il giocatore preferito di Andrea Agnelli? Lo ringrazio. Poteva scegliere Zidane, Del Piero o qualche altro fuoriclasse e invece ha scelto uno “normale” come me. Forse perché, in un certo senso, con tutta l’umiltà possibile, “mi sento” la Juve. Nel senso, che rappresento la voglia di lottare e vincere di questo grande club. Quando sono a Torino l’affetto della gente mi travolge. Del resto, quando gioca la Juve si ferma ogni cosa e casa mia diventa uno stadio: da mio padre ai miei figli, tifano tutti».