Trenta anni fa il 10 maggio di Napoli: passato e presente si sfiorano senza raggiungersi – VIDEO

Il trentennale del primo scudetto del Napoli, ricordato tra passato, presente e futuro

10 maggio 1987: è una data che il popolo di fede partenopea non può non portarsi nel cuore. Sì, il nome giusto è proprio fede, perché da quelle parti si ragiona in questi termini: il Napoli non si mette in discussione, è a prescindere. Un amore grande quanto la passione di una gente che spesso viene omologata in nome di generalizzazioni che lasciano il tempo che trovano, ma che invece sa sorprendere più di quanto sia lecito immaginare ed ipotizzare. Vedi Napoli e poi…

Napoli, 10 maggio 1987

Il Napoli di Maradona si afferma nell’olimpo del calcio italiano: è la data del primo scudetto, la data cruciale nella storia del club che vive all’ombra dell’amato e temuto Vesuvio. Mai nessuno aveva osato tanto prima ed ancora oggi in tanti sottolineano questo aspetto: per vincere a Napoli è servito il miglior giocatore della storia di questo sport. O uno dei primi tre, con il connazionale Messi e la leggenda rivale Pelé: un argentino ed un brasiliano, giochi del destino. Trame del fato che si diverte ad incastrare storie, a disegnarle e poi a scomporle, non sempre trovando un filo che le leghi: quel filo ininterrotto che avrebbe dovuto disegnare un erede – Lavezzi? Cavani? Higuain? – ma che ha finito per travolgere tutto e tutti. Quasi come una maledizione: a Napoli ha vinto Maradona. Punto. Guai chi osa sfidare questo assioma. Questa certezza, questa incondizionata determinazione storica.

Il primo scudetto del Napoli

Trenta anni fa, esattamente un trentennio addietro, la seguente rosa portava il Napoli in cima all’Italia: Garella, Bruscolotti, Ferrara, Bagni, Ferrario, Renica, Caffarelli, De Napoli, Giordano, Maradona, Carnevale, Romano, Marino, Volpecina, Sola, Muro, Bigliardi, Di Fusco. Spicca un nome, quello con cui inevitabilmente abbiamo aperto la trattazione, ma è altrettanto giusto ricordare ad uno ad uno chi ha consentito che si creasse quell’humus necessario per generare un ambiente vincente. Chi ne ha agevolato i lavori in corso. Una squadra che, con i dovuti aggiustamenti, portò in dote negli anni successivi la prima ed unica affermazione internazionale del club partenopeo, la Coppa Uefa nella stagione 1987-88, nonché il secondo scudetto – quello dell’89-90 con Careca al fianco di Maradona, un argentino ed un brasiliano, ancora loro – ed ultimo negli annali. Archivi che una città intera sogna di riscrivere presto, tra la beatitudine del ricordo e la maledizione del presente.

Il futuro del Napoli

Ci è andato vicino il Napoli di Aurelio De Laurentiis, inchinandosi prima a Milan e Juventus ai tempi di Mazzarri, poi alla super armata di Allegri nella recente pagina bianconera. E’ il Napoli di Sarri, quello che sta battendo tutti i record interni e che – complice la vertiginosa crescita della dimensione societaria – si sta strutturando a determinati livelli. Intendiamoci: non la ben capitata di turno, quella che si prende una pagina di notorietà per poi tornare nella sua sufficienza. Il Napoli di Aurelio De Laurentiis è in alto, è una realtà riconosciuta e compete con credenziali via via maggiori. Alle volte è mancato quel quid aggiuntivo di personalità e mentalità vincente: un leader – non che non ce ne siano, ma che magari abbia già vinto qualcosa di importante – che detti la via nei momenti decisivi. Work in progress…