Perché Lautaro Martinez è l’attaccante perfetto per il Barcellona

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Il Barcellona ha messo nel mirino Lautaro Martinez: l’argentino sembra il prescelto per diventare il nuovo partner in attacco di Messi

In queste settimane condizionate dall’emergenza Covid-19, sono emerse con ancora più insistenza voci sul futuro di Lautaro Martinez. Dalla Spagna in molti si sbilanciano: l’argentino è il principale obiettivo del Barcellona, che lo reputa il giocatore ideale per raccogliere nel tempo l’eredità di un Luis Suarez in evidente decadimento fisico.

Se già nella prima parte di stagione al Camp Nou si erano visti diversi equivoci tattici, l’infortunio dell’uruguagio a inizio gennaio si è rivelato un vero e proprio dramma per i blaugrana. Sfruttando una clausola che in Liga ha fatto molto discutere, il Barcellona ha acquistato Braithwaite dal Leganes per avere almeno una prima punta di ruolo. Non stupisce quindi che i catalani stiano pianificando già ora l’arrivo di un grande centravanti. Lautaro sembra il profilo con le caratteristiche adeguate per le attuali esigenze del Barcellona.

Le difficoltà offensive del Barcellona

Una costante tattica ha accompagnato la stagione del Barcellona, ulteriormente peggiorata dall’assenza di Suarez. Ossia, la cronica incapacità nell’attaccare una difesa schierata. Quando gli avversari aspettano bassi nella propria trequarti, il Barcellona ha difficoltà enormi nel creare occasioni da rete: ci si aggrappa in toto a un guizzo di Messi, sperando che dal nulla si inventi una giocata decisiva. Lo si è visto anche nel match del San Paolo, dove, nonostante un baricentro altissimo e un netto predominio territoriale, gli ospiti hanno prodotto ben poco.

Il possesso palla si rivela costantemente sterile ed orizzontale, con tanti appoggi che non generano vantaggi e non riescono a creare varchi nella struttura avversaria. I blaugrana vogliono attaccare sfruttando soprattutto il centro del campo, con tanta densità in mezzo: il 31% delle azioni offensive arriva dalla fascia centrale del campo, un record in Liga. Non si riesce però a trovare con continuità l’uomo alle spalle della linea di pressione, con poca verticalità e scarsa incisività nell’aggredire la profondità. Vediamo, in generale, poca intensità e rapidità con e senza palla. Non è quindi un caso che Vidal giochi sempre o quasi, poiché è l’unico con determinate caratteristiche. Di conseguenza, il Barcellona sbatte con costanza nell’imbuto centrale eretto dagli avversari, che costringe i blaugrana ad allargare il gioco sui terzini.

barcellona de jong

Il Barcellona ha sbattuto contro il muro eretto dal Napoli. Squadra statica e poco movimento senza palla, con grosse difficoltà a trovare l’uomo tra le linee. Vidal e de Jong occupano il centro dell’attacco, con Griezmann leggermente più arretrato.

La mancanza di profondità è un fattore cruciale nelle partite del Barcellona, che dipende anche dalle caratteristiche dei giocatori (va ricordato come quella dei blaugrana sia una rosa essenzialmente vecchia, con una media di quasi 29 anni). Griezmann si sta rivelando un doppione di Messi, non ha la cattiveria e l’intensità adeguata nell’attaccare gli spazi e agire da punta, preferisce al contrario venire incontro ricevendo sulla figura. Inoltre, mancano mezzali brave ad inserirsi: De Jong sta molto soffrendo il contesto tattico, visto che – si vede anche nella slide sopra – è spesso costretto a occupare il centro dell’attacco in spazi intasati, ricevendo spalle alla porta. C’è l’assoluta necessità di un attaccante che dia più gamba ed energia a una fase offensiva troppe volte soporifera e prevedibile.

Cosa porterebbe Lautaro Martinez

Lautaro Martinez sembra avere le doti di cui i blaugrana hanno disperatamente bisogno, in quanto possiede un’esplosività e un’aggressività che ricordano molto il primo Luis Suarez. Partendo dalle basi, l’argentino ha una caratteristica forse scontata per una prima punta, ma unica tra gli attuali giocatori del Barcellona. Occupa bene il centro dell’attacco, e lo fa in maniera dinamica. Tiene occupati i difensori, che sono costantemente allertati dalla possibilità che – grazie al suo eccelso movimento senza palla – vada ad attaccare l’area di rigore. Oggi il Barcellona fa invece un’enorme fatica a riempire bene il centro, con rotazioni tra Griezmann e le mezzali che producono ben poco.

Nonostante sia alto solo 1.74 metri, Lautaro attacca molto bene l’area, anche nei cross: sfrutta con efficacia il lato cieco del difensore, cogliendolo impreparato. Non a caso, a dispetto della statura, ha concluso ben 33 volte di testa nel corso di questa stagione, confermandosi molto difficile da marcare per la retroguardia rivale. L’argentino sa infatti cambiare rapidamente direzione nella corsa, grazie a contro-movimenti che prendono alla sprovvista il difensore.

Lautaro che riempie il centro dell’attacco, creando così anche spazi per i compagni. Al Barcellona mancano punte abili nel tenere occupati i difensori avversari e nell’aggredire la profondità.

Queste sue abilità nello smarcamento non si limitano solo alla fase di finalizzazione. Il sudamericano non pesta mai i piedi a nessuno, anzi sa rendersi complementare al massimo con i compagni, generando ottimamente spazi per la squadra. Basti pensare alla sua intesa con Lukaku: legge sempre in anticipo il movimento del compagno, come per esempio quando gli porta via l’uomo o va a raccogliere la sua sponda nello spazio che il belga gli ha precedentemente creato.

Questa è una qualità determinante in una squadra Messi-centrica come, ovviamente, è il Barcellona. Lautaro è in grado di trascinare via il marcatore liberando campo per l’avanzata della Pulce, così come è in grado di defilarsi quando c’è lo spazio per pungere in una zona più larga. I giocatori di estro del Barcellona, poi, riuscirebbero a trovare più spazi tra le linee grazie a un riferimento in mezzo come Lautaro, che allunga e tiene impegnate le difese avversarie. Insomma, l’argentino è un profilo che si sa adattare molto bene ai giocatori vicino a lui, grazie a una eccelsa sensibilità tattica.

inter lautaro

L’Inter di Conte sfrutta tantissimo le punte sia per risalire che per rifinire. Qui, su un lancio lungo da dietro per Lukaku, Lautaro legge in anticipo la giocata del compagno, attaccando bene lo spazio per raccogliere la sponda.

Un attaccante del Barcellona deve però possedere qualità sopra la media anche nel dialogare con i compagni, con un’adeguata pulizia tecnica nel fraseggiare sul breve con la squadra. Se si guardano i numeri, Lautaro fornisce un contributo apparentemente molto basso nel palleggio, con in media 16 passaggi per 90′ (Suarez, giusto per fare un paragone, sfiora i 30).

Tuttavia, ciò non deve trarre in inganno sulla sua associatività. L’argentino fraseggia bene sia con i partner offensivi che con gli altri reparti: d’altronde, Conte chiede alle sue punte di dialogare molto sul breve tra di loro e di far risalire la squadra. Lautaro, alternandosi bene con Lukaku, effettua preziosi movimenti a venire incontro per fungere da terzo uomo, con preziose sponde per i compagni.

lautaro inter

Lautaro viene incontro al portatore e premia bene l’inserimento del compagno. Il suo prezioso movimento fa risalire la squadra.

Sotto Conte, l’argentino è cresciuto molto nel gioco spalle alla porta. Il prolungato palleggio basso dell’Inter mira, dopo aver disordinato la pressione avversaria, a verticalizzare sulle punte, che hanno un ruolo determinante nell’alzare il baricentro della squadra. Come abbiamo detto sopra, oltre a tenere palla e premiare l’inserimento dei compagni (mezzali soprattutto), dialogano sul breve in spazi molto stretti. Uno dei molti esempi è il gol segnato con l’Atalanta, che nasce appunto da una combinazione tra i due: si vede come giochino molto vicini tra di loro, con movimenti quasi a memoria. Questo contesto tattico ha migliorato l’efficacia di Lautaro nel giocare in spazi ridotti e nel rendersi utile per la squadra.

Intensità con e senza palla

Oltre alla funzionalità tattica, c’è un altro grande pregio di Lautaro di cui il Barcellona ha un disperato bisogno: qualcosa di apparentemente semplicistico, che però esprime bene il giocatore. Ossia, la profonda cattiveria che l’argentino mette in qualsiasi fase di gioco. Lautaro “morde” ogni pallone, si avventa sull’avversario con un’aggressività fuori dal comune.

Ricerca senza alcun timore il contatto fisico con gli avversari, dimostrando in quei frangenti un eccellente uso del corpo, che gli consente di proteggere bene il possesso e di prevalere nei duelli. Anche in spazi intasati dalle maglie avversarie, Lautaro – che unisce resistenza a capacità tecniche notevoli sullo stretto – riesce a mantenere la palla attaccata al piede, uscendo da situazioni molto complicate e apparentemente senza sbocchi. Viaggia spesso su ritmi difficili da contenere per i difensori avversari, con partite in cui ha vinto letteralmente ogni contrasto, dando quasi una sensazione di onnipotenza fisica.

Un esempio al minuto 0′.27”. Riceve palla spalle alla porta, con due giocatori attaccati a lui. Eppure, con un improvviso cambio di direzione e un utilizzo di entrambi i piedi, riesce a passare in mezzo a Luiz Felipe e Lucas Leiva. Due giocatori non propriamente semplici da superare.

Oltre a Messi, il maggior elemento di imprevedibilità del Barcellona è un Ousmane Dembélé che però è costantemente infortunato. Manca un giocatore più autosufficiente che, come Lautaro, sia in grado di rompere gli equilibri, di crearsi il gol da solo con azioni individuali, con spunti tanto di forza quanto di tecnica. Oltre a dare più incisività nelle fasi di attacco posizionale, l’argentino potrebbe arricchire le soluzioni offensive del Barcellona. Il “Toro” possiede infatti ottime doti su distanze lunghe, con una conduzione degna di nota in cui dimostra la già citata eccellente protezione di palla. D’altronde, l’Inter di Conte è solita difendersi con un blocco medio-basso, c’è quindi bisogno di punte che sappiano attaccare sul lungo ribaltando velocemente l’azione.

Lautaro in fase di non possesso

Non va dimenticata neanche la grande intensità e applicazione che Lautaro dimostra in fase di non possesso. Si tratta di un attaccante tanto aggressivo quanto disciplinato nel pressing. Il paragone con Suarez illustra in maniera significativa le differenze tra i due: l’argentino effettua 0.6 intercetti per 90′ e 0.9 contrasti vinti; l’uruguagio 0.3 tackle vinti e nessun anticipo. Basti pensare che Lautaro Martinez è l’attaccante della Serie A con più intercetti, ben 11 totali. Insomma, considerando che Setien vuole una squadra intensa nel pressing e che recuperi palla in avanti, le qualità di Lautaro sono determinanti anche per quanto riguarda la fase difensiva: una punta finalmente in grado di guidare bene il pressing.

Tutte queste caratteristiche rendono l’argentino il profilo probabilmente più adatto per le esigenze attuali di Setien. Inoltre, considerando che siamo in un periodo storico in cui non stanno emergendo prime punte di grande livello, assicurarsi le prestazioni di un classe 1997 sarebbe un investimento eccezionale soprattutto in prospettiva.