Pioli cambia, Benitez e Garcia no

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Grande Lazio, può diventare da urlo: Pioli si sta rivelando l’uomo giusto

La sconfitta interna subita dal Genoa appena due mesi fa sembrava aver definitivamente condizionato la stagione della Lazio: buona, ma non ottima. Apprezzabile, non al punto però da discuterne oltremodo. Da allora la banda Pioli non ha più fallito un colpo: Udinese, Palermo, Sassuolo, Fiorentina, Torino, Verona e Cagliari. Sette sinfonie valse terzo posto, ragionevole distacco sul quarto (sei punti sulla Fiorentina) e la seconda piazza nel mirino con la Roma ad un solo punto.

LAZIO BUNKER – Della capacità offensiva tanto si è detto e ci ritorneremo, occhio però al dato delle reti incassate: nelle ultime sette gare di campionato la Lazio ha subito due gol e dunque di fatto registrato alla perfezione una fase di gioco che più di una lacuna aveva evidenziato nel girone d’andata. Al fianco dell’eccellente De Vrij avevano ruotato un po’ tutti: Gentiletti stoppato dall’infortunio choc, poi i vari Cana, Ciani, Novaretti, Radu e Cavanda adattati ed infine l’ultimo arrivo Mauricio. Il segreto però – oltre al ritrovato rendimento di Marchetti – sembra proprio la vertiginosa crescita del centrale olandese: straripante nello scenario di Brasile 2014 con la sua Olanda, si è immediatamente calato nella parte di un campionato per lui totalmente nuovo fino a diventare il leader naturale dell’intera difesa biancoceleste. Classe 1992 e prospettive da top player assoluto.

GLI SHOW DI FELIPE – Inutile girarci intorno: è l’infinito talento del brasiliano ad aver vertiginosamente innalzato il livello e le ambizioni di questa Lazio. Felipe Anderson al momento è inarrestabile: accelera e salta il primo uomo con una semplicità imbarazzante, spesso e volentieri fa lo stesso con gli altri ed arriva in zona calda in un lasso di tempo brevissimo. Lì poi non sbaglia la scelta: segna in primissima persona con una varietà di soluzioni ignota alla maggior parte dei calciatori classe ’93, fa assist con impressionante frequenza da destra come da sinistra. Fattore che consente a Pioli di impiegarlo in ogni zona del suo attacco: il rinnovo infine può garantirgli quel riconoscimento e di conseguenza quella serenità per incidere con ulteriore consapevolezza in un finale di campionato che può tramutare una grande stagione – basta guardare l’entusiasmo con cui la gente biancoceleste ha oggi accompagnato la partenza della squadra in direzione Napoli, in palio l’altro obiettivo stagionale dato dalla finale di Coppa Italia – in un’annata da urlo.

L’UOMO AL COMANDO – Sì, perché centrare il secondo posto alle spalle dell’insuperabile Juventus e dunque accedere alla prossima Champions League dalla porta principale avrebbe del clamoroso pensando alle premesse estive: la Lazio ha indiscutibilmente meritato tutto quanto sta vivendo ed una grossa fetta va assegnata al suo condottiero. Pioli ha sorpreso in termini di adattabilità (come accade ad Allegri, Montella e Mihajlovic): quando il segreto della sua Lazio pareva essere quel centrocampo a tre – Biglia e Parolo intoccabili, Lulic, Cataldi ed Onazi a giocarsi il terzo posto in base alle caratteristiche dell’avversario – ha dimostrato che anche giocandosela con un approccio superoffensivo il risultato non cambia. E dunque con Mauri, Candreva, Anderson e Klose (Djordjevic può rientrare per il gran finale) tutti a disposizione ha scelto di passare dal 4-3-3 standard ad un 4-2-3-1 sulla carta squilibrato ma che nei fatti ha regalato a questa squadra l’attuale posizione di classifica. Guardate dove sono gli intransigenti: chi non varia mai il proprio assetto – vedi Benitez e Garcia – si ritrovano rispettivamente al sesto posto del campionato o lontano 14 punti da quella Juve che a chiare lettere si intendeva detronizzare. Cambiare troppo porta confusione, vero, ma non farlo mai toglie evidentemente qualcosa. Farlo al punto giusto è il massimo.